INNOCENTI ANCORA COME ALLORA
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Siamo alla fine anni '50 del novecento. É una giovane farmacista, da poco laureata. Viene assunta a Pieve di Soligo, nel trevigiano, é il suo primo lavoro.
La famiglia vive e lavora a Bronzola, frazione di Campodarsego, suo papà è il"casoìn" del paese. Le comprano una Lambretta Innocenti: a quel tempo le auto sono poche e costano troppo. E' con quella motoretta (scooter, che da poco sono arrivati gli americani a liberarci) che Welda si reca la domenica sera a Pieve di Soligo. Le strade non sono quelle di oggi, illuminazione non parliamone. Il casco, lo usavano solo Juan Manuel Fangio e Tazio Nuvolari, non la gente comune. Rientra a Bronzola il sabato. Si sposa. Attende un bimbo. Fino al settimo mese di gravidanza Welda corre – per andare al lavoro – in Lambretta. Welda é mia mamma, il bimbo in arrivo sono io. Quando dico che ho la moto nel sangue, non è solo una metafora. Ho 11 anni quando Welda, una volta la settimana il mercoledì pomeriggio va a trovare sua mamma e a far la spesa al “casoìn” di famiglia a Bronzola; insisto sempre per accompagnarla. Il motivo? Farmi accendere la lambretta e scorrazzare a più non posso nel campo, slalomando come un matto tra le vigne. Un mezzo storico non é solo un reperto di gomma e acciaio. E' grosso componente di vita, ha un anima, tiene assemblati tanti pezzi di storia personale e familiare. Un grazie a Udanti Giorgio e agli organizzatori del 5' raduno auto moto d'epoca e sportive a Sant'Angelo di Piove per l'inaspettato primo premio. Allora conservarli, prendercene cura, questi mezzi, ha un senso. Perché dentro a quegli ingranaggi, in quegli scoppiettii fumosi e nelle scintille della candela probabilmente - come dalla lampada di Aladino - scaturisce ancora un po' di quella Bellezza veloce, irripetibile e fuggitiva che si chiama gioventù. |