A KIND OF MAGIC
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Proprio dietro a quella finestra.
Quei vetri in alto, in questo edificio color arancio al numero 20 di Denmark Street. Qui Elton John ha composto la sua più candida e struggente canzone d'amore: Your Song. Era agli inizi, sognatore e squattrinato. E in questa cabina telefonica di Heddon Street compare Ziggy Stardust, alias David Bowie, nella copertina dell'album "The rise and fall" del 1972; gli anni d'oro del rock inglese e non solo. Esattamente su questa terrazza di Saville Road al numero 3, invece, salirono i quattro Beatles il 30 gennaio 1969 per 42 minuti di concerto clandestino che fu interrotto dall'arrivo dei poliziotti, a motivo delle numerose lagnanze per disturbo della quiete pubblica e per il blocco del traffico che si era creato nelle strade di sotto. Fu, e rimane, la loro ultima esibizione. Poi lo scioglimento del gruppo. Ogni angolo, qui a Soho, nel cuore di Londra, ti parla di musica. Di gruppi celebri. Qui sono nati, hanno registrato nelle sale di incisione, si sono esibiti nei pub i Pink Floyd, i Led Zeppelin, i Rolling Stones... e poi i Sex Pistols, gli Oasis, The Police di Sting e cento altri. Nato a Londra é pure Oliver Sacks, neurologo e scrittore. Dai suoi lavori il celebre film "Risvegli"con Robin Williams nella parte del medico. Dalla sua attività clinica e dai suoi studi emerge che la musica non è solo un piacevole passatempo o una forma d'arte, ma una necessità biologica radicata nel profondo del nostro cervello. Nel suo straordinario saggio Musicofilia (2007), Sacks esplora il potere quasi magico e terapeutico che le note esercitano sulla mente umana, dimostrando come la musica possa arrivare là dove la medicina tradizionale e la parola scritta a volte falliscono. A differenza del linguaggio, che attiva aree cerebrali ben precise e localizzate, la musica è un'attività neurologica globale, diffusa e capillare. Quando ascoltiamo o suoniamo un pezzo musicale, quasi tutto il nostro cervello si "accende": le aree motorie, talamiche, visive, uditive e il sistema limbico (legato alle emozioni). "La risposta alla musica è pervasiva, investe tutto il sistema nervoso ed è fusa con i nostri impulsi motori ed emotivi" scrive Oliver Sacks. Questa incredibile diffusione neuronale è il motivo per cui la musica ha un impatto così impressionante e curativo sul nostro cervello. Sacks ha documentato come la musica possa letteralmente "risvegliare" o ridare dignità a pazienti affetti da gravi disturbi neurologici; il Parkinson e la coordinazione, ad esempio. Sacks notò che i pazienti parkinsoniani, spesso bloccati nei loro movimenti (catatonici o rigidi), riuscivano a muoversi, camminare e persino ballare fluidamente se guidati da un ritmo musicale continuo. La musica funge da "orologio esterno" che sostituisce i meccanismi motori danneggiati del cervello. L'Alzheimer e la memoria profonda: Anche nelle fasi più avanzate della demenza, dove i pazienti perdono l'uso della parola e l'identità di se stessi, la memoria musicale spesso resta intatta. Ascoltare una canzone della propria giovinezza può far riemergere improvvisamente ricordi, emozioni e sprazzi di lucidità, riconnettendo la persona con il proprio passato. L'afasia: Persone che hanno perso la capacità di parlare a causa di un ictus nell'emisfero sinistro del cervello possono spesso cantare le stesse parole che non riescono a dire, poiché il canto sfrutta circuiti intatti dell'emisfero destro. Sacks coniò e diffuse il termine “musicofilia”, ovvero l'amore innato della specie umana per la musica. Secondo lo scienziato britannico, siamo una specie musicale tanto quanto siamo una specie linguistica. Questa sensibilità si manifesta fin dalla nascita, persino nel grembo materno, ed è talmente potente che, in alcuni casi estremi descritti nel libro, un trauma può persino crearla dal nulla. Come il caso di un medico che, dopo essere stato colpito da un fulmine, sviluppò un'improvvisa e ossessiva ispirazione a comporre musica per pianoforte. La musica è quindi una forza della natura biologica. Ha il potere di organizzare il caos della mente, di ridare una struttura temporale a chi l'ha persa e di fungere da ponte emotivo quando tutte le altre facoltà cognitive sono compromesse. Non cura la malattia alla radice, ma ha il potere terapeutico di restituire al paziente, anche solo per la durata di una canzone, la propria identità e la propria libertà. La musica è anche politica. Lo pensavano i greci: essendo una forza potentissima in grado di plasmare l'anima umana erano convinti che le note, i ritmi e gli strumenti musicali potessero modellare il carattere dei cittadini e, di conseguenza, il destino di una polis. Del resto il rock dei '70, nato in queste strade, per quelli della mia generazione, ha avuto proprio la funzione di demistificare i falsi miti del potere economico, delle ipocrisie elettoralistiche e, in una lettura psicanalitica, della guerra come strumento fallico e portatore dell’istinto di morte. - another brick in the wall - P.S.: niente male la performance, stasera, del nostro Zucchero “Sugar” Fornaciari nella mitica Royal Albert Hall: band stratosferica, e due coriste “black” nelle cui corde senti vibrare il “soul” di un’umanità terragna, materica e profonda. |
































