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<channel><title><![CDATA[SITOMATO - BLOG]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog]]></link><description><![CDATA[BLOG]]></description><pubDate>Wed, 15 Apr 2026 16:28:08 +0200</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[BOTTE DA ORBI]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/botte-da-orbi1219017]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/botte-da-orbi1219017#comments]]></comments><pubDate>Wed, 15 Apr 2026 10:16:34 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/botte-da-orbi1219017</guid><description><![CDATA[Il sovranista non ci vede molto bene. Oh, mica serve una diagnosi oculistica: la storia recente, dall’800 in poi, ci dice che con il “prima noantri” si va sempre, inevitabilmente, a sbattere. A schiantarsi proprio. L’un contro l’altro animati. Talvolta, pure armati.Da cosa mai deriverà cotale&nbsp; miopia? Cataratta senile?No. A “veder bene” appare molto chiaro.&nbsp; Lo trovo già descritto da Freud, in "Al di là del principio di piacere", uno dei suoi lavori più importanti (Je [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:302px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/botte-orbi-flintstone.jpg?1776248506" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:0; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;">Il sovranista non ci vede molto bene. Oh, mica serve una diagnosi oculistica: la storia recente, dall&rsquo;800 in poi, ci dice che con il <em><strong>&ldquo;prima noantri&rdquo;</strong></em> si va sempre, inevitabilmente, a sbattere. A schiantarsi proprio. L&rsquo;un contro l&rsquo;altro animati. Talvolta, pure armati.<br>Da cosa mai deriver&agrave; cotale&nbsp; miopia? Cataratta senile?<br><br>No. A <strong><em>&ldquo;veder bene&rdquo;</em></strong> appare molto chiaro.&nbsp; Lo trovo gi&agrave; descritto da Freud, in <strong>"Al di l&agrave; del principio di piacere",</strong> uno dei suoi lavori pi&ugrave; importanti (Jenseits des Lustprinzips), pubblicata nel 1920. In questo scritto introduce il concetto di <em>pulsione di morte</em> (Thanatos) in contrapposizione alla <em>pulsione di vita</em> (Eros). Analizzando la natura biologica delle pulsioni, cita esplicitamente il contrasto tra l'individuo e la specie.&nbsp;<br><strong>Le esigenze del "Io"</strong> si riferiscono alla ricerca del soddisfacimento individuale, alla protezione di s&eacute; e alla gestione della tensione psichica personale. Tradotto in politica, potremmo definirla la pulsione &ldquo;securitaria&rdquo;.<br><strong>Le esigenze della specie</strong> si riferiscono invece alla funzione riproduttiva. La natura sembra non curarsi del destino del singolo individuo, purch&eacute; la specie prosegua. Non &egrave; l&rsquo;EGO la priorit&agrave;, ma ci&ograve; che assicura sopravvivenza e sviluppo.&nbsp;<br><br>Ma dai: allora proprio parole come cooperazione, solidariet&agrave;, alleanze, collaborazione comunitaria, interdipendenza, assumono senso?<br><br>Basta. E&rsquo; quasi mezzogiorno, e prima che inizi la serie dei telegiornali con la rassegna dei conflitti, delle guerre e dei recenti risultati elettorali (a mio modo di vedere dei veri e propri &ldquo;autogol&rdquo; sovranisti causati dall&rsquo;illusione che le &ldquo;esigenze dell&rsquo;IO&rdquo; e degli &ldquo;interessi nazionali&rdquo; paghino, alla verifica dei fatti e dell'economia, pi&ugrave; della solidariet&agrave;) mi ricordo che devo passare al supermercato per la spesa.<br>Quale supermercato?&nbsp;<br><br>Alla COOP sotto casa, obviously. Che ci trovo ogni volta qualcuno con cui condividere una chiacchierata. Sul pi&ugrave; e sul meno.&nbsp;<br>Meglio ancora: sull&rsquo;IO e sul NOI.<br><br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; - eravamo quattro amici al bar -</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div id="595409199599096072" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div id="fb-root"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[LA BANALITÀ DEL MALE]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/la-banalita-del-male]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/la-banalita-del-male#comments]]></comments><pubDate>Sun, 11 Jan 2026 08:17:24 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/la-banalita-del-male</guid><description><![CDATA[ C'&egrave; una donna, il volto luminoso, lo sguardo solare che piacerebbe anche a Louis Corman, l'autore della morfopsicologia.C'&egrave; un uomo, mascherato, una sciarpa alzata fin sopra gli zigomi.&nbsp;Perch&egrave; si nasconde? Di cosa ha paura, cosa teme?La donna ha il finestrino dell'auto abbassato, un bimbo di sei anni l'aspetta a casa.&nbsp;E' in strada per manifestare il suo pensiero, il suo dissenso.&nbsp;Siamo pur sempre negli USA, il Paese delle libert&agrave;.&nbsp;&ldquo;Io combat [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:245px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/renee-in-auto.jpg?1768119613" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">C'&egrave; una donna, il volto luminoso, lo sguardo solare che piacerebbe anche a Louis Corman, l'autore della morfopsicologia.<br /><br />C'&egrave; un uomo, mascherato, una sciarpa alzata fin sopra gli zigomi.&nbsp;<br />Perch&egrave; si nasconde? Di cosa ha paura, cosa teme?<br /><br />La donna ha il finestrino dell'auto abbassato, un bimbo di sei anni l'aspetta a casa.&nbsp;<br /><br />E' in strada per manifestare il suo pensiero, il suo dissenso.&nbsp;<br />Siamo pur sempre negli USA, il Paese delle libert&agrave;.&nbsp;<br /><em><br />&ldquo;Io combatto la tua idea che &egrave; contraria alla mia, ma sono pronto a battermi al prezzo della mia vita perch&eacute; tu la tua idea la possa esprimere sempre liberamente&rdquo;.</em>&nbsp;&nbsp;<br />Voltaire riassunto in questa citazione della saggista Evelyn Beatrice Hall.&nbsp;<br />Illuminismo. Tolleranza, diritto di parola ed espressione, critica al fanatismo, progresso e ragione.<br /><br /><em>&ldquo;Non ce l'ho con te&rdquo;</em> dice la donna sorridendo benevolmente all'uomo che afferra la maniglia della portiera, intimandole di scendere. Poi gira destra, avviandosi lentamente verso casa.<br />Siamo pur sempre negli USA, il Paese delle libert&agrave;.&nbsp;<br /><br />L'uomo mascherato ha gi&agrave; la pistola in mano, le spara.&nbsp;<br />Esplode tre colpi in pieno volto, ammazzandola.&nbsp;<br /><br />Fine.<br /><br /><em>&ldquo;Quel che ora penso veramente &egrave; che il male non &egrave; mai cos&igrave; &lsquo;radicale&rsquo;, ma soltanto estremo, e che non possegga n&eacute; profondit&agrave;, n&eacute; una dimensione demoniaca. Esso pu&ograve; invadere e devastare il mondo intero, perch&eacute; si espande sulla superficie come un fungo. Esso &lsquo;sfida&rsquo; come ho detto, il pensiero, perch&eacute; il pensiero cerca di raggiungere la profondit&agrave;, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, &egrave; frustrato perch&eacute; non trova nulla. Questa &egrave; la sua &lsquo;banalit&agrave;&rsquo;. Solo il bene &egrave; profondo e pu&ograve; essere radicale&rdquo;</em>&nbsp;scriveva Hanna Arendt.<br /><br />Si riferiva al nazismo.<br />E alla popolazione che l'ha sostenuto.<br /><br />Minneapolis, USA, anno domini 2026</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[MARTINA e ALESSIO]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/martina-e-alessio]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/martina-e-alessio#comments]]></comments><pubDate>Sun, 01 Jun 2025 20:12:24 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/martina-e-alessio</guid><description><![CDATA[ Possiamo chiamarli anche Giulia e Filippo, Fernanda e Pasquale, Teodora e Jose, Sara e Alberto.E molti altri nomi. Troppi.Dopo l&rsquo;ennesimo crimine, ora da diverse e opposte sponde pure i politici si ritrovano d&rsquo;accordo. Per voce delle donne,&nbsp; Elly e Giorgia in primis: "Sui femminicidi dobbiamo fare di pi&ugrave;. Tutti insieme".La procuratrice del tribunale di Napoli, che indaga sul recente caso della quattordicenne di Afragola, davanti alle telecamere lancia questo messaggio: & [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/mani-intrecciate-linea-continua.jpg?1748809106" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -0px; margin-bottom: 0px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">Possiamo chiamarli anche Giulia e Filippo, Fernanda e Pasquale, Teodora e Jose, Sara e Alberto.<br />E molti altri nomi. Troppi.<br /><br />Dopo l&rsquo;ennesimo crimine, ora da diverse e opposte sponde pure i politici si ritrovano d&rsquo;accordo. Per voce delle donne,&nbsp; Elly e Giorgia in primis: <em>"Sui femminicidi dobbiamo fare di pi&ugrave;. Tutti insieme"</em>.<br />La procuratrice del tribunale di Napoli, che indaga sul recente caso della quattordicenne di Afragola, davanti alle telecamere lancia questo messaggio: <em>&ldquo;Genitori, educate i vostri figli. Bisogna, e pu&ograve; apparire una frase scontata, mettere in campo delle azioni a monte a livello sociale, nelle scuole, nelle famiglie&rdquo;.</em><br />Il pap&agrave; dell&rsquo;assassino reo confesso, dice: <em>"Alessio era innamorato di Martina. Vederla chattare con un altro l'ha sconvolto. Chiedo scusa, la mia famiglia e' distrutta.&rdquo;</em><br /><br />&ldquo;Educare&rdquo;.&nbsp;<br />&ldquo;Alessio era innamorato&rdquo;.<br /><br />Ecco, io penso che si debba cominciare dalle parole. Dal senso, dai significati.<br />Tenendo presente che quando parli dell&rsquo;amore, ti inoltri in un bosco a tratti oscuro, indecifrabile.&nbsp;<br />Vi si smarrisce, chi intende per educazione un&rsquo;operazione simil-ortopedica.&nbsp;<br />Invece solo chi l&rsquo;ha davvero vissuto, lo sa: l&rsquo;esperienza dell&rsquo;innamoramento rende inutilizzabili le categorie della logica, del buon senso, dell&rsquo;astratta razionalit&agrave;. Pagine e pagine di letteratura; prima ancora i miti greci; la quotidiana esperienza dell&rsquo;analisi e della clinica psicoterapica lo ricordano, lo confermano, lo ribadiscono: pulsione e desiderio non ci stanno, negli assi cartesiani.<br />Eros e Poseidone; Paolo e Francesca; Carl Gustav Jung e Sabina Spielrein.<br /><br />Cominciamo dalle parole. Dai significati.<br />Magari insegnando a distinguere l&rsquo;innamoramento dall&rsquo;infatuazione.&nbsp;<br />Lo ricorda Vito Mancuso, in quel bel lavoro intitolato &ldquo;Io Amo. Piccola filosofia dell&rsquo;amore&rdquo;.<br /><br /><em>&ldquo;Occorre distinguere bene l&rsquo;innamoramento dal fenomeno che con esso presenta molte analogie, ma ne differisce radicalmente quanto all&rsquo;essenza, e che chiamiamo invaghimento o anche infatuazione, sbandata, cieca passione. Nell&rsquo;innamoramento, l&rsquo;onda del colpo di fulmine colpisce quella parte della mente tradizionalmente chiamata cuore. L&rsquo;invaghimento invece interessa un&rsquo;altra parte della mente, ben distinta dal cuore, dalla quale promana il desiderio detto concupiscenza, volont&agrave; di possesso&rdquo;.<br /><br />&ldquo;Quindi, la persona innamorata trasfigura l&rsquo;intera personalit&agrave; della persona amata, la persona invaghita invece ne ingigantisce la carica erotica.<br />Cos&igrave; oggi tutti dicono amore, ma i pi&ugrave; intendono invaghimento. Agiscono sull&rsquo;altro per sedurlo, e non sanno che l&rsquo;amore al contrario esige che si agisca su di s&eacute;, preparando la propria persona in corpo e anima per generare la nobilt&agrave; richiesta dall&rsquo;amore&rdquo;.</em><br /><br />L&rsquo;innamoramento &egrave; una potente alterazione dello stato di coscienza, probabilmente necessaria a quella &ldquo;follia&rdquo; che accompagna ogni promessa d&rsquo;amore. L&rsquo;innamoramento trasfigura. Come avviene nell&rsquo;arte. Questo fenomeno non cessa mai e accompagna anche l&rsquo;amore maturo, quando appaiono le rughe della vecchiaia, perch&eacute; se queste vengono guardate da un occhio che ama acquistano un valore diverso, come i volti dei vecchi nei dipinti di Rembrandt. L&rsquo;arte sa trasfigurare anche la decadenza fisica, il dolore, la malattia, la pena, la miseria. E lo stesso sa fare l&rsquo;amore autenticamente tale.<br /><br /><em>"La donna si fa con l'et&agrave; pi&ugrave; bella, ma sa a vedersene solo colui che ama".&nbsp;</em><br />Questa l&rsquo;affermazione di S&oslash;ren Kierkegaard, filosofo danese, celebre per la sua intensa e tormentosa relazione con Regine Olsen, un amore che defin&igrave; come impossibile e che ebbe un profondo impatto sulla sua filosofia e sulla sua vita.<br /><br /><strong>Eros </strong>come attrazione del corpo.<br /><strong>Phil&igrave;a </strong>come attrazione del sentimento.<br /><strong>Ag&agrave;pe</strong> come&nbsp; attrazione dello spirito.<br /><br />Proviamo a combinarli?<br />&ndash; sola attrazione del <strong>corpo</strong>: amore<strong> erotico</strong>;<br />&ndash; attrazione del <strong>corpo</strong> e della <strong>psiche</strong>: amore <strong>sentimentale</strong>;<br />&ndash; attrazione del <strong>corpo</strong>, della <strong>psiche </strong>e dello <strong>spirito</strong>: <strong>amore completo integrale</strong>;<br />&ndash; sola attrazione della <strong>psiche</strong>: amore <strong>romantico</strong>, detto anche <strong>platonico</strong>;<br />&ndash; attrazione della <strong>psiche </strong>e dello <strong>spirito</strong>: amore <strong>idealizzato</strong>, tipico delle grandi amicizie;<br />&ndash; sola attrazione dello <strong>spirito</strong>: amore universale tipico della <strong>vita religiosa</strong> e dell&rsquo;<strong>impegno nel sociale</strong>;<br />&ndash; attrazione dello <strong>spirito</strong> e del <strong>corpo</strong>: mera possibilit&agrave; teorica.<br /><br />Che fare quindi nelle scuole, in famiglia, se l&rsquo;educazione all&rsquo;amore, per essere tale, deve&nbsp; attraversare una selva intricata dove sentimento, passione, desiderio e valori dell&rsquo;etica si avviluppano e con-fondono?<br />In una generazione in cui del sesso, per i ragazzi a partire dagli 11-12 anni, la prima agenzia informativa &egrave; costituita da YouPorn? Trovi che si parli di sentimento, di innamoramento e amore, nei siti pornografici?<br /><br />Davvero senza saper raccontare ai nostri ragazzi &ldquo;storie d&rsquo;amore&rdquo; potenti ed evocative li libereremo da quella esondante serie di disturbi ansiosi e di isolamento sociale che le neuropsichiatrie si trovano con esponenziale aumento a dover gestire?<br />L&rsquo;ansia di separazione dallo smartphone e la connessa paura di rimanere esclusi da esperienze condivise sui social (nomofobia, "NO mobile phobia").<br />L&rsquo;ossessione per il mangiare sano e naturale (ortoressia).<br />L&rsquo;ossessione del corpo tonico costruito in palestra (vigoressia).<br />L&rsquo;ossessione di sostituire le calorie degli alimenti con quelle dell&rsquo;alcol (drunkoressia).&nbsp;<br /><br />Potremo vincere questa spirale ego-centrica e inevitabilmente sterile rispetto a ogni forma di generativit&agrave; senza saper raccontare della potenza trasfigurativa dell&rsquo;amore?<br /><br />Preferisco lasciar voce al poeta:<br />&#8203;<br />Nuda sei semplice.<br /><em>&ldquo;Nuda sei semplice come una delle tue mani,<br />liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,<br />hai linee di luna, strade di mela,<br />nuda sei sottile come il grano nudo.<br /><br />Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,<br />hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,<br />nuda sei enorme e gialla<br />come l'estate in una chiesa d'oro.<br /><br />Nuda sei piccola come una delle tue unghie,<br />curva, sottile, rosea finch&eacute; nasce il giorno<br />e t'addentri nel sotterraneo del mondo.<br /><br />Come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:<br />la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia<br />e di nuovo torna a essere una mano nuda.&rdquo;</em><br /><br />(Pablo Neruda, Soneto XVII)<br /><br /><br />&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;-&nbsp; if you love somebody, set them free -</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[MATURITA' 2024]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/maturita-2024]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/maturita-2024#comments]]></comments><pubDate>Wed, 19 Jun 2024 17:38:05 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/maturita-2024</guid><description><![CDATA[Lo stavo cercando senza successo proprio in questi giorni, nella libreria dello studio. Per consigliarlo ad alcuni pazienti. Quelli che, soffrendo la compulsione del controllo, alimentano ciò che è "pane quotidiano" nel lavoro di uno psicoterapeuta: i disturbi d'ansia.&nbsp;Le sindromi ansiose sono strettamente legate, in molte persone, al mantenere attivo un controllo costrittivo e soffocante sulle cose, la pulizia degli&nbsp; ambienti, i comportamenti altrui. Spesso è l'educazione ricevuta, [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/maturit-24-bn.jpg?1718819088" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;">Lo stavo cercando senza successo proprio in questi giorni, nella libreria dello studio. Per consigliarlo ad alcuni pazienti. Quelli che, soffrendo la compulsione del controllo, alimentano ci&ograve; che &egrave; "pane quotidiano" nel lavoro di uno psicoterapeuta: i <strong>disturbi d'ansia</strong>.&nbsp;<br>Le sindromi ansiose sono strettamente legate, in molte persone, al mantenere attivo un <strong>controllo</strong> costrittivo e soffocante sulle cose, la pulizia degli&nbsp; ambienti, i comportamenti altrui. Spesso &egrave; l'educazione ricevuta, il confronto con gli altri, il timore di risultare inferiori o inadeguati che ci costringe alla ricerca della <strong>&ldquo;perfezione&rdquo;</strong>.<br>Ci&ograve; tuttavia sfocia inevitabilmente nell'angoscia, nell'insoddisfazione costante, nella nevrosi compulsiva del controllo.<br>Il fatto che una rigorosa scienziata Premio Nobel per la medicina nel 1986 abbia scritto un libro intitolato: <strong><em>"Elogio dell'imperfezione"</em></strong> rassicura parecchio. Consente <strong>fiducia</strong>. Fiducia: l'unica vera terapia efficace e risolutiva per l'ansia.&nbsp;<br>Leggere stamattina che una delle tracce per la prova scritta dell'esame di maturit&agrave; era dedicata proprio a quest'opera di Rita Levi Montalcini, mi ha piacevolmente stupito e rallegrato.&nbsp;<br><br>C'&egrave; anche un secondo motivo di sorpresa, una singolare coincidenza, data da un altro titolo proposto oggi come prima prova d'esame.&nbsp; Un testo tratto dal romanzo di Luigi Pirandello <strong><em>"Quaderni di Serafino Gubbio operatore"</em></strong> del 1925, in cui lo scrittore affronta il tema del progresso tecnologico e riflette sui possibili effetti che potr&agrave; avere sull'uomo.&nbsp;<br>Giusto qualche serata fa, nella bella cornice di Casa Caprari Maritan a Celeseo, su invito dell'assessorato alla cultura del comune in cui risiedo, e con un attento gruppo di giovani nel pubblico presente, abbiamo trattato proprio questo tema. Chiamando l'esposizione <strong>&ldquo;Uno, Nessuno, CentoGiga&rdquo;</strong>. A parafrasare il titolo di uno tra i pi&ugrave; celebri romanzi dello scrittore siciliano, pure lui Premio Nobel per la letteratura nel 1924.<br><br>Insomma, un augurio di&nbsp; fiduciosa prosecuzione - liberi dall'ansia - a tutti gli studenti impegnati in questi giorni negli esami.&nbsp;E chiss&agrave; che, di coincidenza in coincidenza, mi salti fuori il libro della Montalcini che sto cercando.&nbsp;<br>Dopo tutto, pure in una libreria, l'ordine potr&agrave; mica essere perfetto.&nbsp;<br><br>O no?</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div id="286072709229733821" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/maturita-2024" data-width="" data-layout="" data-action="" data-size="" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[O MIA, O DI NESSUN ALTRO]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/o-mia-o-di-nessun-altro]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/o-mia-o-di-nessun-altro#comments]]></comments><pubDate>Sun, 19 Nov 2023 08:36:19 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/o-mia-o-di-nessun-altro</guid><description><![CDATA[Cos'è la gelosia?&nbsp;Una paura.Inevitabilmente presente in ogni amore, è il timore di perdere l'altro.&nbsp;L'”oggetto” d'amore, nel linguaggio della psicanalisi.Più ancora: il sospetto che qualcuno, qualcuna o qualcosa arrivi a portarlo via, a “rubarcelo”.E' la paura che l'esperienza dell'amore arrivi a finire a causa della presenza di un terzo.Gelosia deriva da una parola greca che significa “brama, desiderio” e contrariamente a quello che si potrebbe pensare non è rivolta ta [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:283px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/otello-e-desdemona.jpg?1700383075" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;">Cos'&egrave; la gelosia?&nbsp;<br>Una paura.<br>Inevitabilmente presente in ogni amore, &egrave; il timore di perdere l'altro.&nbsp;<br>L'&rdquo;oggetto&rdquo; d'amore, nel linguaggio della psicanalisi.<br>Pi&ugrave; ancora: il sospetto che qualcuno, qualcuna o qualcosa arrivi a portarlo via, a &ldquo;rubarcelo&rdquo;.<br>E' la paura che l'esperienza dell'amore arrivi a finire a causa della presenza di un terzo.<br><br>Gelosia deriva da una parola greca che significa &ldquo;brama, desiderio&rdquo; e contrariamente a quello che si potrebbe pensare non &egrave; rivolta tanto nei confronti della persona amata, bens&igrave; verso un altro soggetto con cui si entra in rivalit&agrave;, perch&eacute; avvertito come potenziale nemico che potrebbe portarci via l&rsquo;affetto di chi amiamo.<br>Direttamente proporzionale al senso di insicurezza e di inferiorit&agrave; personale, arriva ad assumere forme di controllo che diventano vere e proprie ossessioni. Di manipolazione, di asfissia relazionale.<br><br>La letteratura abbonda di personaggi ed episodi: Otello che dietro le insinuazioni del perfido Jago arriva a costruire castelli e fantasmi sull'infedelt&agrave; della moglie Desdemona, fino alla totale autodistruzione finale: una storia di omicidio-suicidio.<br><br>Roland Barthes, in &ldquo;Frammenti di un discorso amoroso&rdquo; descrive bene la spirale in cui ci si avviluppa: &ldquo;Come geloso, io soffro quattro volte: perch&eacute; sono geloso, perch&eacute; mi rimprovero di esserlo, perch&eacute; temo che la mia gelosia finisca col ferire l&rsquo;altro, perch&eacute; mi lascio soggiogare da una banalit&agrave;: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri.&rdquo;&nbsp;<br>La parola appropriata &egrave; questa: angoscia.<br><br>Perch&eacute;, nella sua sostanza, l'esperienza dell'amore &egrave; esperienza dell'esposizione alla libert&agrave; assoluta dell'altro. L'amore comporta inevitabilmente il rischio della perdita. L'amore vero &egrave; l'incontro tra due libert&agrave;. Tra due libert&agrave; egualmente assolute. E' 'esposizione totale alla assoluta libert&agrave; dell'altro. Per questo l'esperienza pi&ugrave; inebriante dell'amore si ha quando l'altro, pur potendo liberamente desiderare qualsiasi altro, desidera me.&nbsp;<br>Un'esperienza perci&ograve; inevitabilmente sempre esposta alla possibilit&agrave; della fine. In quanto si fonda sulla libert&agrave;, non sul possesso.&nbsp;<br><br>Serve coraggio per sopportare, anzi per meglio dire supportare, questa libert&agrave;.<br>Serve educazione al coraggio, alla capacit&agrave; di tollerare la fatica della &ldquo;costruzione di un amore&rdquo;, come nella canzone di Ivano Fossati.<br>Serve educazione alla pazienza, al limite.&nbsp;<br>Alla tolleranza della frustrazione che inevitabilmente l'esperienza del vivere comporta: sconfitte vittorie risalite.<br>Serve coraggio e forza nel saper dire &ldquo;NO&rdquo;, senza timore di risultare cattivi o poco caritatevoli.<br><br>Amore, coraggio, libert&agrave;.<br>Tre parole che non viaggiano mai separate.<br><br>- If You Love Somebody Set Them Free -&nbsp;</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div><hr class="styled-hr" style="width:100%;"><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div><div><div id="822385716241333678" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/o-mia-o-di-nessun-altro" data-width="" data-layout="" data-action="" data-size="" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[IL GIOCO DELLE PARTI]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/il-gioco-delle-parti]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/il-gioco-delle-parti#comments]]></comments><pubDate>Sat, 31 Dec 2022 14:27:17 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/il-gioco-delle-parti</guid><description><![CDATA[“Scusa, ma tu l’hai mai visto il primo che arriva dopo l’ultimo? Cosa ultimo si chiama a fare, se dopo di lui arriva il primo?”E’ l’indovinello – un po’ idiota, lo riconosco – con il quale mi piace stuzzicare i bambini fino agli otto anni, l’età nella quale, a dire di Jean Piaget, il padre della psicologia dell’Età Evolutiva, si consolida il pensiero cosiddetto “reversibile”. La capacità, in altre parole, di compiere alcune operazioni mentali elementari, sia di ordin [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:13px;*margin-top:26px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/attacco-difesa.jpg?1672497074" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -0px; margin-bottom: 0px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;"><br><em>&ldquo;Scusa, ma tu l&rsquo;hai mai visto il primo che arriva dopo l&rsquo;ultimo? Cosa ultimo si chiama a fare, se dopo di lui arriva il primo?&rdquo;</em><br><br>E&rsquo; l&rsquo;indovinello &ndash; un po&rsquo; idiota, lo riconosco &ndash; con il quale mi piace stuzzicare i bambini fino agli otto anni, l&rsquo;et&agrave; nella quale, a dire di Jean Piaget, il padre della psicologia dell&rsquo;Et&agrave; Evolutiva, si consolida il pensiero cosiddetto &ldquo;reversibile&rdquo;. La capacit&agrave;, in altre parole, di compiere alcune operazioni mentali elementari, sia di ordine spaziale sia di ordine logico e numerico, e della acquisizione di un certo numero di nozioni che formano la base del ragionamento comune (lunghezza, durata, classe, serie, ecc.)<br><br>&#8203;Idiota, l&rsquo;indovinello, fino a un certo punto, in verit&agrave;. 31 dicembre. Ultimo giorno dell&rsquo;anno.<br>L&rsquo;anno che finisce, che quattro stagioni ha visto transitare, alternandosi in sequenza.<br>A mezzanotte in punto, accompagnato da botti e brindisi, capiter&agrave; &ndash; atteso e puntualissimo, a spaccare il minuto secondo manco fossimo tutti a Greenwich &ndash; il primo.<br><br>Capodanno, il primo giorno del nuovo entrante.<br>Quindi auguri, abbracci e baci dentro auspici di benevolente cambiamento. In meglio, obviously.<br>Cambiamento. La cosa pi&ugrave; facile del mondo, potrebbe sembrare.<br>E invece no.<br>Perch&eacute; a fronte alcune parti di noi che vorrebbero trasformarsi, evolvere, crescere e maturare, altre si oppongono, strenuamente, attaccate come una cozza sullo scoglio.<br>Alcune parti di noi spingono sull&rsquo;acceleratore, altre tirano il freno a mano.<br>Per qual motivo?<br>Perch&eacute; cambiare costa, e per certi aspetti incute timore. Paura.<br>Meglio allora la sicurezza delle abitudini note, la comoda &ldquo;comfort-zone&rdquo; che tanto protegge e rassicura. A questo tendono, alcune &ldquo;parti&rdquo; di noi. A proteggerci.<br><br>&ldquo;Parti&rdquo;, si. E non stiamo parlando del disturbo schizofrenico, ma della normale quotidianit&agrave;. Nonostante ci piaccia considerarci &ldquo;uno&rdquo;, arriva &ndash; inevitabile prima o poi &ndash; il momento nel quale ci scopriamo dentro non solo Dr. Jekill &nbsp;e Mr. Hide, ma addirittura una vociante e tormentata assemblea condominiale. Stati d&rsquo;animo e &ldquo;voci&rdquo; che sentiamo dentro, a volte in concorde sintonia, altre contrapposte e stridenti in quella sorta di lotta greco-romana del conflitto interiore.<br>Le &ldquo;parti&rdquo; non sono stupide. Nessuna, lo &egrave;. Cercano semplicemente un vantaggio. Tutti lo facciamo. Le due squadre principali? Chiamiamole esigenza di novit&agrave; e bisogno di sicurezza. Curiosit&agrave; versus protezione. Crescita contro mantenimento.<br><br>Due squadre. Come in una partita a calcio.<br>Come in politica, come nella societ&agrave;, come in famiglia.<br>Allora il mio augurio stasera &egrave; che siano 90 minuti - anzi dodici mesi - avvincenti. Da divertirsi, che nel piacere sta l&rsquo;ingrediente per ogni successo. Quando ci divertiamo, le cose riescono bene. Non avvertiamo fatica; anzi lo sforzo - atletico e/o mentale - ci genera quel gusto, quella sorta di godimento che conduce alla soddisfazione per l&rsquo;opera compiuta.<br><br>Che sia una partita divertente. Aldil&agrave; delle paure, dei timori, delle &ldquo;incongruenze&rdquo; che possiamo constatare.<br>Siamo umani, dopotutto.<br><br>Siamo umani, soprattutto.<br>&#8203;<br>Buon 2023!</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div id="326871559304637120" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/il-gioco-delle-parti" data-width="" data-layout="button" data-action="like" data-size="small" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[MECCANISMI DI DIFESA]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/meccanismi-di-difesa]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/meccanismi-di-difesa#comments]]></comments><pubDate>Tue, 27 Dec 2022 18:39:59 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/meccanismi-di-difesa</guid><description><![CDATA[Quando giocavo a calcio, mi piaceva stare all'attacco. Dallo spogliatoio, cercavo di uscire sempre con la maglia numero 7, o 9. Quelli dell'ala destra, o del centravanti (il ruolo prediletto).&nbsp;Oppure l'11, come Zibì Boniek, quel polacco col baffo che spazzava a carrarmato le difese avversarie. Giocava nella Juve, purtroppo, e per me - interista nel midollo - quest'amara e al contempo ammirata constatazione è ogni volta un'ammissione a malincuore, cui mi costringo.Per non parlare del 10 di [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:291px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:7px;*margin-top:14px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/boniek-bn.jpg?1672166616" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:0; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -0px; margin-bottom: 0px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;">Quando giocavo a calcio, mi piaceva stare all'attacco. Dallo spogliatoio, cercavo di uscire sempre con la maglia numero 7, o 9. Quelli dell'ala destra, o del centravanti (il ruolo prediletto).&nbsp;<br>Oppure l'11, come Zib&igrave; Boniek, quel polacco col baffo che spazzava a carrarmato le difese avversarie. Giocava nella Juve, purtroppo, e per me - interista nel midollo - quest'amara e al contempo ammirata constatazione &egrave; ogni volta un'ammissione a malincuore, cui mi costringo.<br>Per non parlare del 10 di quegli anni, <em>&ldquo;Le RoI&rdquo;</em> Michel Platini.<br><br>L'attacco, e la difesa.<br>Che le difese, invece, sono importanti, mica no. Vitali, potremmo dire.<br>Pensa che ne sarebbe del corpo umano, senza sistema immunitario.<br><br>Anche in psicologia, se ne parla.&nbsp;<br>Il primo fu Sigmund Freud (e chi, senn&ograve;?) che spieg&ograve; come gli esseri umani mettano in atto dei meccanismi di difesa &ndash; perlopi&ugrave; inconsci &ndash; per proteggersi da emozioni spiacevoli come la rabbia, la paura, la vergogna, la tristezza. Emozioni legate a pensieri, esperienze, desideri, ricordi o eventi traumatici.&nbsp;<br>Altri psicanalisti venuti dopo, come l'austriaco Otto Kernberg, tuttora vivente, hanno aggiunto un'ulteriore importante funzione a questi processi mentali i cui nomi sono: Scissione, Negazione, Proiezione, ecc.: quella di salvaguardare l'integrit&agrave; del s&eacute;. In altre parole, di mantenere coerente e affidabile l'immagine che abbiamo di noi stessi.<br><br>Che vuol dire?<br>Proviamo con un esempio.&nbsp;<br>Ti capita mai di svegliarti al mattino con un sentimento greve di tristezza, magari con delle lacrime che non si asciugano prima del caff&egrave;; o in preda a stati di agitazione, ansia, inquietudine a volte legati a immagini e ricordi ben definiti, altre volte incomprensibili e vaghi come la nebbia in Val Padana, che non si dissolvono se non a giornata gi&agrave; avviata, quando hai iniziato il lavoro o la routine della abituale quotidianit&agrave; ha preso il sopravvento?<br>Ecco, ci&ograve; avviene perch&eacute; il passaggio dallo stato di sonno (e sogno) nel quale le difese si abbassano - a volte annullano - alla realt&agrave; della vita vera, ci vede come gamberi senza guscio. Serve un po' di tempo perch&eacute; i processi difensivi automatici si attivino, si accendano e re-inizino la loro opera di protezione. Scissione, Razionalizzazione, Negazione...<br>C'&egrave; una bella canzone &ndash; pi&ugrave; propriamente una preghiera &ndash; di Franco Battiato che descrive divinamente questi sentimenti: <em>&ldquo;L'Ombra della Luce&rdquo;</em>.<br><br>Nel sonno ritorniamo bambini. Cio&egrave; esseri dipendenti (il bimbo piccolo lo &egrave; in tutto-e-per-tutto) dalle cure amorevoli della figura materna. Abbiamo fame/piangiamo/veniamo soccorsi.&nbsp;<br>Mal di pancia/piangiamo /veniamo soccorsi.&nbsp;<br>Cos&igrave; per ogni altro bisogno o emozione spiacevole, come la paura, la frustrazione, la rabbia.<br>Per un po' ci &ldquo;illudiamo&rdquo; che possa funzionare cos&igrave;, per tutta la vita.<br><br>Poi crescendo &ndash; di disillusione in disillusione, come nell'amore vero &ndash; diveniamo consapevoli che la vita &egrave; imperfetta. Essere umani, &egrave; cosa imperfetta.&nbsp;<br>Un'operazione, questa accettazione della realt&agrave;, mica sempre facile. Ecco allora che ci facciamo scudo con le difese automatiche (e inconsapevoli: vediamo bene solo quelle degli altri) della Rimozione, della Proiezione, della Negazione, e cos&igrave; via.&nbsp;<br><br>Che poi la cosa pi&ugrave; curiosa (e pi&ugrave; difficile da ammettere) &egrave; che gli atteggiamenti che pi&ugrave; ci danno fastidio negli altri sono esattamente quelle parti di noi stessi che abbiamo negato o tenuto rimosse.&nbsp;<br>Per educazione, per paura, per conformismo, per obbedienza.<br><br>Vuoi un esempio?<br>Pensa a quando critichi quella persona perch&eacute; si veste (o parla, scrive, si relaziona) in quel modo. Che fastidio! E gi&ugrave; commenti, giudizi, perlopi&ugrave; tendenti all'acido.<br><br>Se ci ascoltiamo davvero, tuttavia, se ci prendiamo del tempo per analizzarci un po' pi&ugrave; nel profondo, ci sar&agrave; inevitabile scoprire una cosa sorprendente: che gli atteggiamenti di quella persona cos&igrave; &ldquo;antipatica&rdquo;, corrispondono esattamente a quelle &ldquo;parti&rdquo; di noi che abbiamo rimosso, soppresso, non esaudite.&nbsp;<br>Di cui siamo invidiosi.<br>&#8203;<br>E' un grande insegnamento, questo, della psicanalisi.<br>Chi disprezza, compra, chiosa la saggezza popolare.&nbsp;<br><br>Morale della favola: per tornare &ldquo;integri&rdquo; dobbiamo smettere di giudicarci. Lo facciamo inconsapevolmente attaccando gli altri; eppure si tratta - in realt&agrave; - di un tentativo inconscio di difendere noi stessi.&nbsp;<br>Le nostre &ldquo;parti&rdquo; interne che giudichiamo non adeguate, sconvenienti, brutte, sbagliate.<br>Per educazione, per paura, per conformismo, per obbedienza.<br><br>Era proprio forte, Zib&igrave; Boniek.<br>Eppure io penso che senza difensori del calibro di Cabrini, Gentile e Scirea, quella squadra avrebbe vinto ben poco.<br><br>E mannaggia a me, che mi ritrovo a parlare della Juve.&nbsp;<br>Mica che mi sia saltato qualche meccanismo di difesa?</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div id="584343409830761650" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/meccanismi-di-difesa" data-width="" data-layout="button" data-action="like" data-size="small" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[LA TORTURA DEL “E SE?”]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/la-tortura-del-e-se]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/la-tortura-del-e-se#comments]]></comments><pubDate>Fri, 19 Aug 2022 07:58:22 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/la-tortura-del-e-se</guid><description><![CDATA[“Ho avuto un sacco di preoccupazioni nella mia vita, la maggior parte delle quali non sono mai successe”. Così Mark Twain, il celebre scrittore americano, autore tra l'altro di Tom Sawyer.Si chiama “anticipazione”. Ha un potere perverso, ci ricorda la PNL (Programmazione NeuroLinguistica). E' incredibile quanto la nostra mente abbia la capacità di modellare la realtà attraverso le convinzioni (che altro non sono che pensieri radicati da forti emozioni).Tutto ciò genera blocchi, paure [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/dubbio-girl.webp?1660896126" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:0; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;"><em>&ldquo;Ho avuto un sacco di preoccupazioni nella mia vita, la maggior parte delle quali non sono mai successe&rdquo;</em>. Cos&igrave; Mark Twain, il celebre scrittore americano, autore tra l'altro di Tom Sawyer.<br><br>Si chiama <em><strong>&ldquo;anticipazione&rdquo;</strong></em>. Ha un potere perverso, ci ricorda la PNL (Programmazione NeuroLinguistica). E' incredibile quanto la nostra mente abbia la capacit&agrave; di modellare la realt&agrave; attraverso le convinzioni (che altro non sono che pensieri radicati da forti emozioni).<br><br>Tutto ci&ograve; genera blocchi, paure, zavorre, stagnazione, &ldquo;freni a mano&rdquo;. In una parola: ansia.<br><br>Eppure, lo sappiamo: quanto benessere sperimentiamo le volte in cui lasciamo fluire liberamente l'energia dentro di noi? Quando ad esempio ci dedichiamo a una passione, un lavoro che ci piace, un'attivit&agrave; che ci gratifica. La pace interiore &egrave; esattamente questo: energia vitale, che liberamente fluisce.<br><br>Allora, mentre grigi, incombenti e&nbsp; minacciosi temporali vanno accompagnando alla porta questa torrida estate del 2022&nbsp; e la ripresa delle attivit&agrave; lavorative gi&agrave; si affaccia, solo un augurio, a ciascuno: &ldquo;Carpe Diem&rdquo;, viviamoci il presente.<br><br>https://www.youtube.com/watch?v=aCLI0HDM4FI</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div id="192192617665390051" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/la-tortura-del-e-se" data-width="" data-layout="button" data-action="like" data-size="small" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[QUANTI SIAMO IN QUESTA TESTA. GLI INQUILINI RUMOROSI: NOMI E COGNOMI]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/quanti-siamo-in-questa-testa-gli-inquilini-rumorosi-nomi-e-cognomi]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/quanti-siamo-in-questa-testa-gli-inquilini-rumorosi-nomi-e-cognomi#comments]]></comments><pubDate>Wed, 17 Aug 2022 07:39:17 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/quanti-siamo-in-questa-testa-gli-inquilini-rumorosi-nomi-e-cognomi</guid><description><![CDATA[Il secondo passo nel lavoro con le “parti di sé”, dopo averle riconosciute, sta nell’accoglierle e rispettarle.Le parti emotive possono essere diverse e ciascuno di noi ha le proprie, ma le seguenti sono quelle che si riscontrano più spesso, come ben descrive ancora Marta Erba, terapeuta milanese:La parte attaccamento: è la parte bambina che vuole sentirsi amata e che è alla ricerca di sorrisi affettuosi e parole rassicuranti; è servita (e serve ancora) a richiamare il supporto degli  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/inquilini-rumorosi.webp?1660722398" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;">Il secondo passo nel lavoro con le &ldquo;parti di s&eacute;&rdquo;, dopo averle riconosciute, sta nell&rsquo;accoglierle e rispettarle.<br>Le parti emotive possono essere diverse e ciascuno di noi ha le proprie, ma le seguenti sono quelle che si riscontrano pi&ugrave; spesso, come ben descrive ancora Marta Erba, terapeuta milanese:<br><br>La parte <strong>attaccamento</strong>: &egrave; la parte bambina che vuole sentirsi amata e che &egrave; alla ricerca di sorrisi affettuosi e parole rassicuranti; &egrave; servita (e serve ancora) a richiamare il supporto degli altri.<br><br>La parte <strong>fuga</strong>: &egrave; la parte che fugge dalle emozioni soverchianti attraverso modalit&agrave; che permettono di rendere queste emozioni pi&ugrave; sopportabili, ma che si traducono spesso in comportamenti a rischio (dipendenze, disturbi alimentari), in procrastinazione o evitamenti (evitare di pensare, di arrabbiarsi, di parlare di un argomento). Questa parte &egrave; servita a tollerare e padroneggiare emozioni intense e disturbanti come la vergogna, la rabbia o la paura, fornendoci un senso di potere e di controllo, oppure permettendoci di trovare sollievo (grazie al rilascio di endorfine).<br><br>La parte <strong>congelamento</strong>: &egrave; una parte terrorizzata che cerca di passare inosservata immobilizzandosi nei movimenti e nella parola. Il processo coinvolto &egrave; quello biologicamente antico della morte apparente, mediato dal sistema vagale dorsale (come ben spiegato da Steven Porges nella teoria polivagale): se il &ldquo;predatore&rdquo; non mi vede o &ldquo;mi crede morto&rdquo; posso sperare di sopravvivere.<br><br>La parte <strong>sottomessa</strong>: &egrave; la parte che fa di tutto per compiacere, incapace di dire no, convinta di essere indegna e inadeguata, e che sia sempre colpa sua. A suo tempo &egrave; servita a evitare punizioni o a mantenere legami importanti per la sopravvivenza (il suo slogan &egrave;: &ldquo;compiaci!&rdquo;).<br><br>La parte <strong>attacco</strong>: &egrave; una parte ipervigile, controllante, giudicante e svalutante, carica di rabbia, talvolta rivolta contro di s&eacute;. &Egrave; servita a regolare le emozioni e a proteggere le parti pi&ugrave; piccole e vulnerabili, utilizzando modalit&agrave; aggressive (spesso apprese durante il corso della vita da un genitore); se la rabbia &egrave; rivolta verso di s&eacute;, l&rsquo;utilit&agrave; pu&ograve; essere stata quella di rappresentare dentro di s&eacute; il genitore aggressivo allo scopo di controllarlo meglio e non venire ogni volta sopraffatti da un&rsquo;aggressione imprevista; oppure all&rsquo;opposto &ndash; in caso di genitori poco presenti o incapaci di fornire limiti e regole &ndash; &egrave; servita a costruire un genitore vicario (ma eccessivamente rigido e inflessibile, come pu&ograve; essere un genitore irreale, &ldquo;inventato&rdquo; da un bambino).<br><br>La parte <strong>negazionista</strong>: &egrave; una parte che anestetizza, nega e minimizza. &Egrave; un modo primitivo di difendersi dalla realt&agrave;: sopravvivo pi&ugrave; facilmente se non sento niente e ridimensiono quello che &egrave; successo (con il rischio, per&ograve;, di continuare a esporsi ai pericoli).<br><br>La parte <strong>idealizzante</strong>: &egrave; quella che continua a ritenere di aver avuto &ldquo;genitori fantastici&rdquo; per difendersi dall&rsquo;odio nei loro confronti per quello che hanno o non hanno fatto (o per non riconoscere le loro gravi inadeguatezze). Oppure che si racconta di &ldquo;essere una persona speciale&rdquo; per difendersi dall&rsquo;idea di non valere nulla (&egrave; la cosiddetta difesa narcisistica), o ancora che idealizza un partner violento o abusante (&ldquo;in realt&agrave; mi ama, mi vuole bene&rdquo;). Si tratta di una percezione distorta che associa un forte sentimento positivo a un&rsquo;immagine (di s&eacute; o dell&rsquo;altro) allo scopo di spegnere i vissuti traumatici.<br><br>La parte <strong>suicidaria</strong>: &egrave; la parte che ha pensieri di morte, che vuole morire e immagina modi per togliersi la vita. Perfino una parte del genere va accolta e rispettata: &egrave; infatti servita a coltivare un &ldquo;piano B&rdquo; che permettesse di tollerare emozioni dolorose e distruttive senza recare danno a s&eacute; e al proprio corpo.<br>&#8203;<br>L&rsquo;obiettivo del &ldquo;lavoro con le parti&rdquo;, come spiega Daniel Siegel (autore di La mente relazionale &ndash; neurobiologia dell&rsquo;esperienza interpersonale), &egrave; l&rsquo;attaccamento sicuro riguadagnato. In altre parole: se durante l&rsquo;infanzia, o nel percorso dell&rsquo;esistenza ci sono state esperienze traumatiche e disturbanti che hanno compromesso l&rsquo;attaccamento (e quindi la capacit&agrave; di entrare in relazione con gli altri), non si &egrave; condannati a convivere con un perenne senso di insicurezza: &egrave; possibile riparare ai traumi subiti prendendoci cura delle nostre parti traumatizzate, restituendo loro quella sollecitudine, tenerezza e attenzione che a suo tempo non hanno avuto.<br><br>Per &ldquo;guadagnare&rdquo; tale resilienza e accettarsi davvero in maniera incondizionata &egrave; indispensabile sviluppare una relazione con <em>tutte</em> le parti di noi: quelle ferite e bisognose, quelle refrattarie alla vulnerabilit&agrave;, quelle che sono sopravvissute attraverso la distanza e il diniego, le parti che amiamo, quelle che odiamo, quelle perfino che ci fanno paura.<br>Poich&eacute; i poeti esprimono meglio degli psicologi i concetti e le esperienze umane grazie alla loro capacit&agrave; di simbolizzazione, desidero chiudere questo post con i versi di Juan Ramon Jimenez, poeta spagnolo premio Nobel per la letteratura nel 1956:<br><br><em>&ldquo;Io non sono io</em><br><em>Sono colui</em><br><em>che cammina accanto a me senza che io lo veda;</em><br><em>che a volte sto per vedere,</em><br><em>che a volte dimentico.</em><br><em>Colui che tace, sereno, quando parlo,</em><br><em>colui che perdona, dolce, quando odio,</em><br><em>colui che passeggia l&agrave; dove non sono,</em><br><em>colui che rester&agrave; qui quando morir&ograve;&rdquo;.</em><br>&nbsp;<br>https://www.youtube.com/watch?v=RUHQY0wGcjE</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div id="846701373830923783" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/quanti-siamo-in-questa-testa-gli-inquilini-rumorosi-nomi-e-cognomi" data-width="" data-layout="button" data-action="like" data-size="small" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[MA QUANTI SIAMO, IN QUESTA TESTA?]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/ma-quanti-siamo-in-questa-testa]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/ma-quanti-siamo-in-questa-testa#comments]]></comments><pubDate>Tue, 16 Aug 2022 15:22:14 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/ma-quanti-siamo-in-questa-testa</guid><description><![CDATA[Francesca, nella torrida estate del 2022, si trovava in vacanza con suo marito Giorgio in una bella spiaggia della Sicilia; un luogo che avevano già visitato molte volte e che li aiutava a sentirsi in profonda sintonia. La seconda mattina del loro viaggio, tuttavia, si svegliò con un'inspiegabile sensazione di solitudine. Si sentiva triste e vuota, lontana dal suo marito nonostante fosse a pochi centimetri da lei. “Credendo” che queste sensazioni fossero le sue, si trovò a interpretarle:  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/assemblea-condominiale-jpg.webp?1660663527" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:0; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -0px; margin-bottom: 0px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;">Francesca, nella torrida estate del 2022, si trovava in vacanza con suo marito Giorgio in una bella spiaggia della Sicilia; un luogo che avevano gi&agrave; visitato molte volte e che li aiutava a sentirsi in profonda sintonia. La seconda mattina del loro viaggio, tuttavia, si svegli&ograve; con un'inspiegabile sensazione di solitudine. Si sentiva triste e vuota, lontana dal suo marito nonostante fosse a pochi centimetri da lei. &ldquo;Credendo&rdquo; che queste sensazioni fossero le sue, si trov&ograve; a interpretarle: <em>&ldquo;Giorgio non mi capisce davvero. Ha buone intenzioni, ma non mi sta davvero vicino".</em> Quando Giorgio si svegli&ograve;, Francesca era ormai in lacrime e lo stava rabbiosamente accusando di non volerle bene davvero.<br><br>Soltanto pi&ugrave; tardi durante il giorno, quando fu pi&ugrave; connessa alla sua parte della vita normale, cap&igrave; che la sensazione di solitudine veniva da una parte pi&ugrave; giovane, appartenente al suo passato. Una parte di s&eacute; che - disconnessa e scissa dalla attuale vita adulta di Francesca - non aveva fatto esperienza della sicurezza, del sostegno e della compagnia che aveva trovato nel suo matrimonio.<br>Quella parte bambina aveva semplicemente bisogno di essere rassicurata del fatto che non era tutta sola.<br><br>Alzi la mano colui o colei al quale non &egrave; mai capitato si sentirsi come due (o pi&ugrave;) persone diverse nello stesso corpo, nei momenti o nelle giornate &ldquo;storte&rdquo;, nelle quali profonde emozioni o differenti stati d&rsquo;animo ci coinvolgono.<br>A volte siamo sopraffatti da emozioni intense che fatichiamo a controllare: paura, rabbia, senso di impotenza. Il &ldquo;lavoro con le parti&rdquo; pu&ograve; aiutare a riconoscerne l&rsquo;origine e a integrarle in modo efficace. &nbsp;<br><br>La definizione di &ldquo;parte&rdquo; non riguarda solo i casi di pazienti con DDI&nbsp;(disturbo dissociativo di identit&agrave;, una volta chiamato disturbo di&nbsp;personalit&agrave; multipla), bens&igrave; descrive ci&ograve; che &egrave; semplicemente la profonda diversit&agrave; tra le varie&nbsp;manifestazioni della personalit&agrave;&nbsp;di un qualsiasi individuo in preda a differenti&nbsp;stati d&rsquo;animo.<br><br>E&rsquo; Janina Fisher in particolare, psicoterapeuta esperta nel trattamento del trauma, a fornire un&rsquo;utile descrizione del procedimento che definisce &ldquo;fare amicizia con le nostre parti&rdquo;. Intendendo con ci&ograve; l&rsquo;accettazione radicale del fatto che condividiamo il nostro corpo e la nostra vita con dei &ldquo;coinquilini&rdquo; (le nostre diverse parti) a volte in opposizione o contrasto tra loro. E che per vivere bene con noi stessi dobbiamo accettare e vivere in maniera amichevole e collaborativa con tutti i nostri s&eacute;, non solo con quelli che ci mettono a nostro agio.<br><br>L&rsquo;idea alla base del lavoro con le parti - riprendo in questo un bell&rsquo;articolo di Marta Erba, psicoterapeuta milanese - &egrave; che ogni bambino, quando si trova in una situazione di insicurezza che nessun adulto &egrave; in grado di riparare (perch&eacute; nessun adulto &egrave; presente, o perch&eacute; gli adulti presenti non riescono a intercettare la difficolt&agrave; in cui il bambino si trova, o perch&eacute; gli adulti stessi sono la fonte di quel disagio) ha un&rsquo;unica scelta per sopravvivere: disconoscere le proprie parti pi&ugrave; vulnerabili e ferite. Quindi, con una parte di s&eacute; &ldquo;continua ad andare avanti con la vita normale&rdquo;, mentre le parti ferite rimangono come segregate all&rsquo;interno, nascoste e inaccessibili.<br><br>Questo fenomeno si chiama &ldquo;compartimentazione dissociativa&rdquo; e non &egrave; di per s&eacute; patologico. La capacit&agrave; della nostra mente di scindersi in parti &egrave; anzi un&rsquo;ottima strategia per sopravvivere alle situazioni traumatiche: invece che &ldquo;disintegrarsi&rdquo; (come avviene nello scompenso psicotico), &egrave; molto meglio dissociare alcune parti, segregarle, confinarle, in modo da poter andare avanti &ldquo;facendo finta&rdquo; che non esistano.<br><br>Si tratta tuttavia di un sistema che alla lunga si rivela poco efficace e potenzialmente pericoloso. Le parti traumatizzate, infatti, in presenza di determinate situazioni che ricordano il trauma originario, possono irrompere nella nostra vita in modo soverchiante e incontrollato. Le riconosciamo perch&eacute; sono sempre accompagnate da sensazioni fisiche potenti (un &ldquo;buco in pancia&rdquo;, un &ldquo;nodo alla gola&rdquo;, una &ldquo;morsa allo stomaco&rdquo;). Spesso anche da frasi negative che diciamo su noi stessi (&ldquo;non merito&rdquo;, &ldquo;sono sbagliato&rdquo;, &ldquo;c&rsquo;&egrave; qualcosa che non va in me&rdquo;).<br><br>Quando una di queste arcaiche parti emotive irrompe nella nostra vita, succede che ci identifichiamo profondamente con essa: non la riconosciamo cio&egrave; come una parte di noi, ma abbiamo la forte sensazione di essere davvero &ndash; realmente - quel bambino spaventato, arrabbiato o angosciato. E nient&rsquo;altro.<br><br>Come si fa, dunque, a lavorare con le parti?<br>Il primo passo &egrave; riconoscerle, fornendo loro un&rsquo;et&agrave; (l&rsquo;et&agrave; in cui &egrave; avvenuto il trauma), un aspetto, un&rsquo;espressione del viso&hellip; e imparare a guardarle con solidariet&agrave;, empatia e tenerezza. Proprio come si farebbe con un bambino e non, come spesso avviene, con fastidio, astio o vergogna.<br>Si tratta di usare la compartimentazione dissociativa in maniera consapevole e volontaria: invece che fondersi con le parti bambine dall&rsquo;emotivit&agrave; soverchiante, la parte adulta &egrave; incoraggiata a separarsene.<br><br>Il secondo passo, in un prossimo post.<br><br>Questo lo concludo citando P&aacute;draig &Oacute; Tuama, un poeta, teologo e mediatore di conflitti irlandese. Che ricorda come, in lingua irlandese, quando parli di emozioni, non dici <em>"Sono triste".</em> Diresti <em>"La tristezza &egrave; su di me", "T&#257; Br&#333;n Orm".</em> E&rsquo; bellissimo, non trovi?&nbsp; Si, perch&eacute; c'&egrave; un'implicazione nel non identificarti completamente con l'emozione. E&rsquo; esattamente ci&ograve; che si intende nel lavoro con le parti di s&eacute;. Non sono triste, &egrave; solo che la tristezza &egrave; su di me da un po'. Qualcos'altro sar&agrave; su di me un'altra volta, ed &egrave; una buona cosa da riconoscere.<br><br>Cos&igrave; per ciascuna emozione.<br>Per ogni parte di s&eacute;, o stato dell&rsquo;Io.<br><br><a href="https://www.youtube.com/watch?v=d4CQkG-dBZk">https://www.youtube.com/watch?v=d4CQkG-dBZk</a><br>&#8203;</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div id="499308280633278316" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/ma-quanti-siamo-in-questa-testa" data-width="" data-layout="button" data-action="like" data-size="small" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[ABBI DUBBI SERI]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/abbi-dubbi-seri]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/abbi-dubbi-seri#comments]]></comments><pubDate>Thu, 21 Jul 2022 17:00:52 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/abbi-dubbi-seri</guid><description><![CDATA[La location è suggestiva, incantevole. Quasi un salto dentro il medioevo.Si, perché all'interno del vasto recinto ricomposto delle mura, come nel guscio di un frutto gigantesco, in questa luminosa sera d'estate ci si sente accolti, protetti, separati dal resto.Il castello di Villafranca di Verona. Bob Dylan, i Coldplay al loro primo concerto italiano, i Deep Purple, su questo palco si sono esibiti. Qui William Shakespeare ambientò alcune scene del dramma di Romeo e Giulietta.Stasera tocca al  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:381px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/capitan-uncino-bn.webp?1658423230" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 20px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:0; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -20px; margin-bottom: 20px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;">La location &egrave; suggestiva, incantevole. Quasi un salto dentro il medioevo.<br>Si, perch&eacute; all'interno del vasto recinto ricomposto delle mura, come nel guscio di un frutto gigantesco, in questa luminosa sera d'estate ci si sente accolti, protetti, separati dal resto.<br><br>Il castello di Villafranca di Verona. Bob Dylan, i Coldplay al loro primo concerto italiano, i Deep Purple, su questo palco si sono esibiti. Qui William Shakespeare ambient&ograve; alcune scene del dramma di Romeo e Giulietta.<br>Stasera tocca al cantautore della mia adolescenza.<br><br>Cos'&egrave; una convinzione?<br>Ho provato in questi giorni a chiederlo a delle persone, a qualche amico,&nbsp;<br><br><em>&ldquo;E' un'idea&rdquo;<br>&ldquo;Un pensiero&rdquo;<br>&ldquo;Una cosa che hai in mente, cui dai valore di verit&agrave;&rdquo;.</em><br><br>Nutriamo convinzioni su noi stessi. Sulle nostre competenze, abilit&agrave;.&nbsp;<br>Sugli altri, sul senso della vita.<br>Vuoi un esempio?&nbsp;<br><br><em>&ldquo;Quell'insegnante non mi guarda, significa che mi odia&rdquo;.&nbsp;&nbsp;</em><br>Cosa provo e cosa far&ograve; seguire, a questo mio convincimento? Probabilmente nutrir&ograve; risentimento, frustrazione. Forse tristezza, magari timore. Emozioni importanti.&nbsp;<br>Questi pensieri carichi di emozioni attiveranno in me dei comportamenti. Di evitamento, di attenzione selettiva. Noter&ograve; in quell'insegnante tutti gli sguardi che rivolge agli altri, ma non a me. Considerer&ograve; un puro caso quando mi sento visto. O, addirittura, inconsapevolmente nemmeno me ne accorger&ograve;. Finir&ograve; quindi per rinforzare sempre pi&ugrave;, auto-alimentandola, la convinzione che egli mi odi davvero, visceralmente.<br><br><em>&ldquo;Quando vivo qualcosa di bello, inevitabilmente poi mi capita qualcosa di brutto&rdquo;.</em><br>Esempio: vado in ferie, mi sto divertendo e rilassando, ma un giorno mi si buca la gomma dello scooter. <em>&ldquo;Ecco, lo vedi? Questa &egrave; la dimostrazione!&rdquo;</em>.<br><br>E cos&igrave; via: <em>&ldquo;Gli uomini sono tutti mascalzoni!&rdquo;.<br>&ldquo;E le donne?&rdquo;.<br>&ldquo;Quello ce l'ha con me&rdquo;.</em><br><br>Riassumendo: idea o pensiero.<br>Emozione che lo accompagna.<br>Azione o comportamento che ne consegue e va a confermare il pensiero di partenza.<br>Risultato: idea rinforzata = convinzione.<br><br>Ci&ograve; risponde a un bisogno fondamentale, forse fra tutti il pi&ugrave; ancestrale: quello di sicurezza.<br>Meglio una spiegazione qualsiasi, che il vuoto dell'incertezza.<br><br>Le persone hanno bisogno di credere di avere il controllo della propria vita. Chi di noi non si sente pi&ugrave; sicuro quando si trova alla guida dell&rsquo;automobile e meno sicuro quando &egrave; al posto del passeggero?<br><br><em>"Hai visto che il Covid non esiste? I no vax, altrimenti, dovrebbero essere tutti morti";&nbsp;</em>oppure <em>"Le cinture di sicurezza in auto? Fino agli anni Ottanta non erano obbligatorie, eppure siamo sopravvissuti!".</em><br>Fatti veri, che conducono tuttavia a conclusioni sbagliate. Esempi di ragionamenti condizionati da convinzioni errate. Nello specifico, il cosiddetto pregiudizio di sopravvivenza (survivorship bias).&nbsp;<br><br>C'&egrave; una storia che ci aiuta a capirlo.<br>Durante la Seconda guerra mondiale l'aviazione americana decise di analizzare i danni riportati dagli aerei che rientravano alle basi dalle missioni, per valutare se fosse necessario rinforzarli e, nel caso, in quali punti. Emerse in modo evidente che le parti pi&ugrave; danneggiate dal fuoco nemico si concentravano sulle estremit&agrave; alari, sulla parte centrale della fusoliera e sui piani di coda. I militari arrivarono alla conclusione che gli aerei avrebbero avuto bisogno di essere rinforzati proprio in quei punti. Sbagliato! Perch&eacute;?<br><br>Abraham Wald, un ricercatore dello Statistical Research Group della Columbia University, dopo avere esaminato la distribuzione delle parti danneggiate sugger&igrave;, al contrario, di rinforzare con armature e protezioni le parti che si presentavano integre o con danno minore.&nbsp; Perch&eacute; mai?<br><br>Perch&eacute; gli aeroplani che erano stati crivellati di colpi in quei punti, erano pur sempre rientrati alla base. Perci&ograve; a dover essere rinforzate erano le parti che si presentavano integre in quegli aerei, ma che presumibilmente erano state colpite (con conseguenze fatali) negli aerei che erano stati abbattuti.<br>Wald tenne conto cio&egrave; di quello che, successivamente, sarebbe stato definito il "pregiudizio di sopravvivenza": si tratta dell'errore che si commette quando, per giudicare una certa situazione, si prendono in considerazione solo i dati relativi agli elementi che sono "sopravvissuti" a un processo di selezione, trascurando (perch&eacute;, ovviamente, non disponibili) i dati relativi a coloro che non lo hanno superato. Ragionando in base a queste erronee convinzioni, si rischia di giungere a una conclusione non veritiera e di prendere conseguentemente decisioni inadeguate, talvolta catastrofiche. Tipo i no vax, insomma.<br><br>Gli studi di Wald costituirono le basi per la matematica applicata, in particolare per quella disciplina oggi nota come teoria delle decisioni.<br><br>Ma l'illusione di sicurezza, di controllo, resta al primo posto.<br>Forse &egrave; per questo che nel medioevo si costruivano i castelli, le mura fortificate.<br><br>Devo dire che su questo palco, stasera, vanno sfornando davvero dell'ottimo rock'n roll. Quel batterista selvaggio e metronomico, che affonda 'sti colpi sul rullante, mostra un'energia e una passione, quasi un'estasi preorgasmica, ogni volta che percuote: irrisolta, ed incombente.&nbsp;<br><br>Formidabili, i due chitarristi giovani: manco sembrano maneggino una Fender e una Gibson, sopra quei duetti fiammeggianti. Mi ricordano un Guarneri del Ges&ugrave;, e l'altro la spada di Game of thrones.<br><br><em>&ldquo;Ebbi dei dubbi gi&agrave;<br>Il primo giorno di scuola<br>E all'Universit&agrave;<br>Ebbi dei dubbi ancora.<br><br>Nessuna verit&agrave;<br>&Egrave; poi cos&igrave; sicura<br>Ci sono troppi dubbi<br>Non fartene un problema...&rdquo;</em><br><br>Grazie, Edo.&nbsp;<br>Non sono mai state &ldquo;solo canzonette&rdquo;,&nbsp; le tue.<br><br>Acc... mi stai dicendo che questa &egrave; solo una mia convinzione?<br>Vabb&egrave;, adesso me ne hai messo il dubbio.<br><br>&#8203;<br>https://www.youtube.com/watch?v=CF7y-LE3Tk0</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div id="772041388832411331" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/abbi-dubbi-seri" data-width="" data-layout="button" data-action="like" data-size="small" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[SISTEMI MOTIVAZIONALI]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/sistemi-motivazionali]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/sistemi-motivazionali#comments]]></comments><pubDate>Wed, 09 Feb 2022 10:11:34 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/sistemi-motivazionali</guid><description><![CDATA[Tu percuoti, e la corda libera il suono.&nbsp;Alzi il dito, e lo senti spegnersi.&nbsp;Il martelletto innesca, lo smorzatore risolve.Così nel pianoforte.Mi colpisce, questa similitudine con i sentimenti e il comportamento degli esseri umani.A chi non è mai capitato di chiedersi: - Perché ho agito in quel modo? - Compiere o meno questa scelta? - In che direzione voglio orientare il mio lavoro, gli affetti, il mio futuro?Stiamo parlando di motivazioni, pertanto.Dobbiamo a Giovanni Liotti, psich [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:346px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/mani-piano-bn.jpg?1644401751" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 20px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -20px; margin-bottom: 20px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;">Tu percuoti, e la corda libera il suono.&nbsp;<br>Alzi il dito, e lo senti spegnersi.&nbsp;<br>Il martelletto innesca, lo smorzatore risolve.<br>Cos&igrave; nel pianoforte.<br>Mi colpisce, questa similitudine con i sentimenti e il comportamento degli esseri umani.<br><br>A chi non &egrave; mai capitato di chiedersi: <em>- Perch&eacute; ho agito in quel modo? - Compiere o meno questa scelta? - In che direzione voglio orientare il mio lavoro, gli affetti, il mio futuro?</em><br><br>Stiamo parlando di motivazioni, pertanto.<br><br>Dobbiamo a Giovanni Liotti, psichiatra e psicoterapeuta, uno dei padri del cognitivismo italiano e tra i massimi esperti mondiali di trauma e dissociazione, la descrizione dei &ldquo;Sistemi Motivazionali Interpersonali&rdquo; (SMI).&nbsp;<br>Liotti fin dagli anni '70 del secolo scorso cerc&ograve; di unire la ricerca svolta in ambito evolutivo, le neuroscienze, il funzionamento dell&rsquo;affettivit&agrave;; in un periodo in cui l&rsquo;unico paradigma psicoterapeutico accettato era quello psicoanalitico.<br><br>Gli SMI di base sono cinque e da ognuno di essi si generano emozioni diverse:<br><br><strong>1. IL SISTEMA DELL&rsquo; ATTACCAMENTO</strong><br>Il sistema motivazionale dell&rsquo;attaccamento &egrave; finalizzato all&rsquo;ottenimento di aiuto e vicinanza protettiva da parte di un&rsquo;altra persona individuata come idonea. Il sistema si attiva e assume il controllo di emozioni e comportamenti nelle situazioni di dolore, pericolo, percezione di vulnerabilit&agrave; e solitudine. Quando &egrave; attivo regola una serie di emozioni tipicamente percepibili in sequenza: paura da separazione, collera da protesta, tristezza da perdita e, infine, il distacco emozionale. La disattivazione del sistema permette l&rsquo;attivazione di altri registri motivazionali come quello dell&rsquo;esplorazione, del gioco cooperativo, della sessualit&agrave; di coppia.<br><br><strong>2. IL SISTEMA DI ACCUDIMENTO</strong><br>Il sistema &egrave; reciproco a quello dell&rsquo;attaccamento. Esso porta all&rsquo;offerta di cura verso un conspecifico, agevolando le possibilit&agrave; di sostentamento di altri individui all&rsquo;interno del proprio gruppo. Il sistema &egrave; attivato dai segnali di richiesta di conforto e protezione emessi da un altro individuo, a sua volta motivato dal sistema di attaccamento, o da percezione della sua fragilit&agrave;/condizione di difficolt&agrave;. Le emozioni derivanti dall&rsquo;attivazione di questo sistema sono ansia, compassione, tenerezza protettiva o colpa per il mancato accudimento. Il sistema si disattiva alla cessazione delle condizioni attivanti, quindi alla percezione di segnali di sollievo e sicurezza da parte dell&rsquo;altro.<br><br><strong>3. IL SISTEMA SESSUALE DI COPPIA</strong><br>Il sistema della sessualit&agrave; &egrave; finalizzato alla formazione e al mantenimento della coppia sessuale. Il sistema &egrave; attivato da segnali fisiologici interni all&rsquo;organismo, come variazioni ormonali, pi&ugrave; importanti negli animali che nell&rsquo;uomo, e da segnali comportamentali di corteggiamento emessi da un altro individuo. Emozioni collegate all&rsquo;attivazione del sistema sono il pudore, la paura del rifiuto e la gelosia; la percezione dell&rsquo;avvicinarsi della meta invece &egrave; collegata all&rsquo;esperienza emotiva del desiderio e piacere erotico. L&rsquo;orgasmo pone termine all&rsquo;attivazione del sistema, che pu&ograve; essere disattivato anche dall&rsquo;attivazione di altri SMI. All&rsquo;interno della coppia sessuale pu&ograve; naturalmente verificarsi l&rsquo;attivazione di altri SMI (attaccamento-accudimento, agonistico, cooperativo) con il conseguente arricchimento di forma e qualit&agrave; della relazione.<br><br><strong>4. IL SISTEMA AGONISTICO O DI RANGO</strong><br>Il sistema agonistico di competizione per il rango &egrave; finalizzato alla definizione dei ranghi di potere e di dominanza/sottomissione per regolare all&rsquo;interno di un gruppo il diritto prioritario di accesso alle risorse. Una volta stabilita la gerarchia all&rsquo;interno del gruppo, questa rimane presente ed attiva nel tempo, con il vantaggio biologico di eliminare la necessit&agrave; di continue lotte che potrebbero sfiancare gli individui. La definizione dei ranghi avviene attraverso forme ritualizzate in cui l&rsquo;aggressivit&agrave; non &egrave; primariamente finalizzata a ledere l&rsquo;antagonista ma ad ottenere da quest&rsquo;ultimo un segnale di resa. Il sistema agonistico &egrave; attivato (a) dalla percezione che una risorsa &egrave; limitata e appetibile da pi&ugrave; di un membro del gruppo sociale, (b) da segnali di sfida provenienti da un conspecifico, (c) nell&rsquo;uomo da giudizio, ridicolizzazione, colpevolizzazione e altri segnali di rango. La disattivazione del sistema &egrave; determinata dal segnale di resa che comporta il riconoscimento della propria subordinazione al vincitore. Questo sistema pu&ograve; essere disattivato da un altro sistema motivazionale che subentra.<br><br><strong>5. IL SISTEMA COOPERATIVO PARITETICO</strong><br>Il sistema cooperativo ha come meta il conseguimento di un obiettivo comune, pi&ugrave; facile da raggiungere attraverso un&rsquo;azione congiunta. Il sistema &egrave; attivato appunto dalla percezione che risorse non limitate risultano pi&ugrave; accessibili attraverso uno sforzo congiunto di pi&ugrave; individui. Il sistema &egrave; attivato dalla percezione degli altri individui interagenti, in funzione dei fini prefissati e la percezione da parte dei &ldquo;pari&rdquo; di segnali di non-minaccia agonistica, come il sorriso. Il sistema pu&ograve; essere disattivato dal raggiungimento dell&rsquo;obiettivo, dal tradimento della lealt&agrave; cooperativa da parte di uno o pi&ugrave; interagenti o anche dall&rsquo;attivazione di altri sistemi motivazionali in forme incompatibili. Quando la meta &egrave; vista avvicinata o raggiunta le emozioni collegate all&rsquo;attivazione del sistema riguardano la gioia da condivisione, la fiducia e l&rsquo;amore amicale; senso di colpa, sfiducia e risentimento segnalano invece la trasgressione dalle mete proprie del sistema.<br><br>In conclusione, sappiamo che:&nbsp;<br>1. il desiderio degli umani si orienta verso ci&ograve; che in quel momento manca.<br>2. ogni desiderio (o &ldquo;Sistema Motivazionale&rdquo;) si disattiva una volta soddisfatto il bisogno che ne sta alla base.&nbsp;<br><br>I tasti del pianoforte, pigiati uno per uno, li senti emettere una nota singola.<br>Sta alla mano dell'abile pianista articolare il movimento, passando da un suono all'altro, lasciando riverberar ciascuno nell'armonia complessiva, fino al momento opportuno.<br><br>Probabilmente il momento, in cui il piacere si coniuga alla gioia.<br><br><br><em>(Fonte di riferimento sui SMI secondo Giovanni Liotti: stateofmind.it 05/2018)</em></div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div id="614655297889010267" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/sistemi-motivazionali" data-width="" data-layout="button" data-action="like" data-size="small" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[NON TI SCORDAR DI ME]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/non-ti-scordar-di-me]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/non-ti-scordar-di-me#comments]]></comments><pubDate>Tue, 26 Jan 2021 08:57:13 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/non-ti-scordar-di-me</guid><description><![CDATA[Certo che è incredibile. Che quando ti becchi un tumore, le cellule più energiche, più floride e rigogliose nel tuo corpo diventano quelle neoplastiche. Non quelle che ti mantengono sano, vivo e vegeto, bensì quelle della massa cancerosa.Che, alla fine, ti ammazza.E crepano pure loro, assieme a te.“Mors tua, e anca mia”, alla fine della fiera.&nbsp;Vabbè, ma io volevo parlare della memoria.Che domani è un giorno importante.&nbsp;La memoria. La “capacità di codificare, immagazzinare  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/smemorato-bn.jpg?1611651589" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;">Certo che &egrave; incredibile. Che quando ti becchi un tumore, le cellule pi&ugrave; energiche, pi&ugrave; floride e rigogliose nel tuo corpo diventano quelle neoplastiche. Non quelle che ti mantengono sano, vivo e vegeto, bens&igrave; quelle della massa cancerosa.<br>Che, alla fine, ti ammazza.<br>E crepano pure loro, assieme a te.<br><em>&ldquo;Mors tua, e anca mia&rdquo;,</em> alla fine della fiera.<br>&nbsp;<br>Vabb&egrave;, ma io volevo parlare della memoria.<br>Che domani &egrave; un giorno importante.<br>&nbsp;<br>La memoria. La <em>&ldquo;capacit&agrave; di codificare, immagazzinare e recuperare le informazioni&rdquo;.</em> Cos&igrave; trovi scritto in qualunque manuale di psicologia generale. Generalmente, la si tratta nel primo anno di corso.<br>&nbsp;<br>Questa la definizione classica. Con il progredire degli studi cognitivisti abbiamo sviluppato la consapevolezza di come la nostra mente sia sempre inevitabilmente radicata in un corpo <em>(embodied mind).</em> In un contesto sociale e relazionale. Abbiamo capito che, pi&ugrave; ancora dei fatti e degli eventi in se stessi (cronaca), &egrave; l&rsquo;ambiente nel quale siamo immersi, la cornice in cui vengono inseriti, a condizionare i nostri ricordi e l&rsquo;interpretazione che a essi forniamo.<br>In pratica, ci&ograve; che chiamiamo &ldquo;verit&agrave;&rdquo; &egrave; un quadro ridipinto sulla base di emozioni, suggestioni, percezioni selettive.<br>&nbsp;<br>Italia, anno 2021 dopo la nascita di Nostro Signore. La pandemia ci sta logorando, stressando, frammentando. Basta che guardi la faccia della gente. In cassa al supermercato, dentro i finestrini delle automobili ferme al semaforo. Che ascolti i discorsi per strada, i commenti al mercato o fuori dalla chiesa, terminata la messa della domenica. Che leggi i post nei social. Siamo stanchi, frustrati, facilmente irascibili. Alcune scene di vita quotidiana mostrano una sorta di guerra tra poveri, o presunti tali. Il barista lavoratore autonomo che si scaglia contro lo statale. Che ha lo &ldquo;stipendio garantito&rdquo;. Il giovane partita IVA che non trova sbocchi occupazionali, che deride il pensionato &ldquo;boomer&rdquo; che pure si lamenta della sanit&agrave;, a suo dire inefficiente.<br>E&rsquo; qui, esattamente in questa palude di lagnanze e malumori, che si inseriscono e ci sguazzano i leader populisti. Sempre, &egrave; stato cos&igrave;. <em>&ldquo;Prima la razza ariana!&rdquo;. &ldquo;America First!&rdquo;. &ldquo;Prima gli italiani!&rdquo;. &ldquo;No, i nord-coreani!&rdquo;. &ldquo;La Grande Russia!&rdquo;. &ldquo;L&rsquo;orgoglio turco!&rdquo;. &ldquo;La Jihad contro gli infedeli!&rdquo;.</em><br>Come le cellule del tumore. Che pensano di sopravvivere a scapito delle altre.<br>I demagoghi padroneggiano molto bene queste dinamiche. Alimentandole, soffiando sul fuoco.<br>Credono a loro convenga cos&igrave;.<br>&nbsp;<br>Berlino, 30 gennaio 1939 dopo Nostro Signore. Nel celebre discorso tenuto davanti al Reichstag, il parlamento tedesco, Hitler annuncia per la prima volta in modo esplicito lo sterminio degli ebrei.<br>Come lo giustifica?<br>Secondo una tecnica semplice e psicologicamente ben collaudata: trova il colpevole.<br>O costruiscitelo, che &egrave; ancor meglio.<br>Individua un &ldquo;responsabile&rdquo;, attribuisci a lui l&rsquo;infamia, e le tue azioni diverranno non solo condivisibili, ma addirittura doverose: <em>&ldquo;Se il giudaismo della finanza internazionale, in Europa o altrove, riuscir&agrave; ancora una volta a gettare i popoli in una guerra mondiale, il risultato non sar&agrave; la bolscevizzazione della terra e la vittoria del giudaismo, ma l&rsquo;annientamento della razza ebraica in Europa&ldquo;.</em><br>&nbsp;<br>Ricordi cosa sono state le Einsatzgruppen? Come hanno agito?<br>Diamo la parola, in questa ricostruzione, ai giornalisti Marcello Strano e Paolo Mieli, quest&rsquo;ultimo gi&agrave; direttore de La Stampa e del Corriere della Sera (documentazione video disponibile anche su RayPlay a questo indirizzo: <a href="https://www.raiplay.it/video/2021/01/La-Grande-Storia-doc-Einsatzgruppen---Le-squadre-della-morte-di-Hiltler-5da8bcb3-3e07-4ea1-9671-5d04e03b7231.html">https://www.raiplay.it/video/2021/01/La-Grande-Storia-doc-Einsatzgruppen---Le-squadre-della-morte-di-Hiltler-5da8bcb3-3e07-4ea1-9671-5d04e03b7231.html</a> )<br>&nbsp;<br>Le <a>Einsatzgruppen</a> erano dei reparti speciali voluti da&nbsp;Hitler, composti da uomini delle SS, della polizia tedesca e della Wehrmacht, che operarono nel corso della Seconda guerra mondiale. Furono impiegate prevalentemente in&nbsp;Unione Sovietica, Polonia, Ungheria, Ucraina e Paesi Baltici, dove svolsero un ruolo fondamentale nello sterminio degli ebrei. Infatti, il loro compito principale, come da testimonianza resa nel corso del processo di Norimberga, era l&rsquo;eliminazione di ebrei, zingari e avversari politici, mediante fucilazioni di massa, l&rsquo;utilizzo di autocarri convertiti in camere a gas e di lager per l&rsquo;uccisione di massa.<br>&nbsp;<br>Gli ebrei andavano eliminati&nbsp;senza alcuna speranza di salvezza perch&eacute; ritenuti a capo delle strutture sovietiche. Le Einsatzgruppen appena arrivavano nelle citt&agrave; emanavano decreti con l&rsquo;ordine a tutti i cittadini ebrei di presentarsi in un punto di raduno dove sarebbero stati ricollocati in altre localit&agrave; per adempiere al servizio di lavoro obbligatorio. E per chi non si fosse presentato sarebbe stato ucciso. Cos&igrave;, gli ebrei furono&nbsp;ingannati&nbsp;dalla speranza del reinsediamento per sopravvivere.<br>&nbsp;<br>Quindi venivano radunati e trasferiti in zone gi&agrave; selezionate. Dopo di che, si procedeva all&rsquo;eliminazione di piccoli gruppi e alla sepoltura in fosse comuni di migliaia di persone. Le vittime venivano condotte nelle fosse gi&agrave; scavate, gli ordinavano di spogliarsi completamente, in modo da inviare i vestiti agli enti assistenziali tedeschi e alla popolazione non ebrea. Rimanevano nudi al bordo delle fosse dove&nbsp;i tedeschi spesso ubriachi&nbsp;li uccidevano a colpi di mitragliatrice o di pistola. Gli ordinavano pure di sdraiarsi sopra altri cadaveri prima di destinarli alla stessa sorte. I neonati venivano lanciati in aria come bersagli per essere uccisi, perch&eacute; secondo i nazisti non erano in grado di trattenere la pallottola e ci&ograve; avrebbe causato pericolosi rimbalzi sul terreno.<br>A volte alcune vittime non morivano subito, ma venivano solo ferite e quindi si seppellivano ancora vive quando la fossa veniva ricoperta. Alcuni fortunati fingendo di essere morti e trovandosi sepolti vicino alla superficie delle fosse comuni riuscirono a fuggire durante la notte.<br>&nbsp;<br>Durante le uccisioni di massa si riscontrarono alcuni crolli psicologici nelle file delle Einsatzgruppen. I vertici nazisti per combattere tale fenomeno inviarono razioni supplementari di alcolici, cos&igrave; da rendere i carnefici completamente ubriachi mentre eseguivano gli ordini. Ma ci&ograve; non imped&igrave; numerosi casi di internamento presso case di cura psichiatriche e diversi suicidi tra le unit&agrave; operative. Himmler, preoccupato per l&rsquo;emergere di molti casi nelle SS, diede ordine di trovare&nbsp;nuovi metodi di sterminio, tra cui le Gaswagen. Erano autocarri camuffati da ambulanze di due diverse dimensioni, una da 140 e l&rsquo;altra da 90 persone. Si caricavano le vittime sul piano di carico e si trasportava l&rsquo;orribile carico fino al luogo della sepoltura. La morte sopraggiungeva generalmente dopo 15/30 minuti ed eventuali superstiti venivano freddati con un colpo alla nuca.<br>&nbsp;<br>Ecco.<br>Quale memoria <em>&ldquo;embodied mind&rdquo;</em> conserviamo, al giorno d&rsquo;oggi, di questi abomini? &nbsp;<br>E di innumerevoli altri, tra cui le fosse comuni di Srebrenica, a due passi da casa nostra, nella guerra serbo-bosniaca di soli pochi anni fa? Dei genocidi in Rwanda, del popolo armeno, e di quello curdo, e di quello ucraino ad opera di Stalin? E in Congo, Cambogia, e gli stermini degli oppositori politici in Cile, Argentina, e i massacri degli indiani d&rsquo;America? <span>In gran parte&nbsp;</span>avvenuti nel &ldquo;secolo breve&rdquo;, il Novecento da poco tramontato?<br>Davvero pu&ograve; bastare la retorica di qualche arruffapopolo senza mestiere come quelli che passano quotidianamente in tv, i populisti &ldquo;acchiappalike&rdquo; delle parole a vanvera, per rischiare di farci precipitare nuovamente in questi abissi della &ldquo;banalit&agrave; del male&rdquo;?<br>&nbsp;<br>Grottesco, ma purtroppo &egrave; accaduto, che tra i manifestanti pro-Trump che hanno assalito il Campidoglio degli Stati Uniti il 6 gennaio scorso sventolassero bandiere con la croce uncinata, simbolo della &ldquo;soluzione finale&rdquo;, il delirio pi&ugrave; macabro che l&rsquo;umanit&agrave; abbia prodotto.<br>&nbsp;<br>E poi vedi una ragazza di 23 anni, una che da piccola ha sofferto di disturbi del linguaggio e dell&rsquo;elaborazione uditiva. Cresciuta da una mamma single, quindici giorni dopo sale sul palco, davanti al medesimo palazzo, a Washington. Si celebra l&rsquo;insediamento del nuovo Presidente. La ragazza si chiama Amanda Gorman, &egrave; una brillante studentessa di Harvard. Ha gi&agrave; vinto diversi premi e ottenuto riconoscimenti di prestigio in ambito letterario. Fiera e consapevole della sua forza gentile, davanti a milioni di persone collegate in tutto il mondo, declama questi suoi versi:<br><br><em>"Noi abbiamo sfidato la pancia della bestia.</em><br><em>Noi abbiamo imparato che la quiete non &egrave; sempre pace,</em><br><em>e le norme e le nozioni di quel che &laquo;semplicemente&raquo; &egrave; non sono sempre giustizia.</em><br><br><em>Eppure, l&rsquo;alba &egrave; nostra, prima ancora che ci sia dato accorgersene.</em><br><em>In qualche modo, ce l&rsquo;abbiamo fatta.</em><br><em>In qualche modo, abbiamo resistito e siamo stati testimoni di come questa nazione non sia rotta,</em><br><em>ma, semplicemente, incompiuta.</em><br><br><em>Ci stiamo sforzando di dar vita ad un Paese che sia devoto ad ogni cultura, colore, carattere e condizione sociale.</em><br><em>E cos&igrave; alziamo il nostro sguardo non per cercare quel che ci divide, ma per catturare quel che abbiamo davanti.</em><br><br><em>Colmiamo il divario, perch&eacute; sappiamo che, per poter mettere il nostro futuro al primo posto, dobbiamo prima mettere da parte le nostre differenze.</em><br><em>Abbandoniamo le braccia ai fianchi cos&igrave; da poterci sfiorare l&rsquo;uno con l&rsquo;altro.</em><br><em>Non cerchiamo di ferire il prossimo, ma cerchiamo un&rsquo;armonia che sia per tutti.</em><br><br><em>Lasciamo che il mondo, se non altri, ci dica che &egrave; vero:</em><br><em>Che anche nel lutto, possiamo crescere.</em><br><em>Che nel dolore, possiamo trovare speranza.</em><br><em>Che nella stanchezza, avremo la consapevolezza di averci provato.</em><br><em>Che saremo legati per l&rsquo;eternit&agrave;, l&rsquo;uno all&rsquo;altro, vittoriosi.</em><br><em>Non perch&eacute; ci saremo liberati della sconfitta, ma perch&eacute; non dovremo pi&ugrave; essere testimoni di divisioni.</em><br><em>Le Scritture ci dicono di immaginare che ciascuno possa sedere sotto la propria vite e il proprio albero di fico e l&igrave; non essere spaventato.</em><br><br><em>Se vorremo essere all&rsquo;altezza del nostro tempo, non dovremo cercare la vittoria nella lama di un&rsquo;arma, ma nei ponti che avremo costruito.</em><br><em>Essere americani &egrave; pi&ugrave; di un orgoglio che ereditiamo.</em><br><em>&Egrave; il passato in cui entriamo ed &egrave; il modo in cui lo ripariamo.</em><br>&nbsp;<br><em>Fateci vivere in un Paese che sia migliore di quello che abbiamo lasciato.</em><br><br><em>Con ogni respiro di cui il mio petto martellato in bronzo sia capace, trasformeremo questo mondo ferito in un luogo meraviglioso.</em><br><em>Risorgeremo dalle colline dorate dell&rsquo;Ovest.</em><br><em>Risorgeremo dal Nord-Est spazzato dal vento, in cui i nostri antenati, per primi, fecero la rivoluzione.</em><br><em>Risorgeremo dalle citt&agrave; circondate dai laghi, negli stati del Midwest.</em><br><em>Risorgeremo dal Sud baciato dal sole.</em><br><br><em>Ricostruiremo, ci riconcilieremo e ci riprenderemo.</em><br><em>In ogni nicchia nota della nostra nazione, in ogni angolo chiamato Paese,</em><br><em>La nostra gente, diversa e bella, si far&agrave; avanti, malconcia eppure stupenda.</em><br><em>Quando il giorno arriver&agrave;, faremo un passo fuori dall&rsquo;ombra, in fiamme e senza paura.</em><br><em>Una nuova alba sboccer&agrave;, mentre noi la renderemo libera.</em><br><br><em>Perch&eacute; ci sar&agrave; sempre luce,</em><br><em>Finch&eacute; saremo coraggiosi abbastanza da vederla.</em><br><em>Finch&eacute; saremo coraggiosi abbastanza da essere noi stessi luce&rdquo;.</em><br>&nbsp;<br>Brava, Amanda.<br>La bellezza e l&rsquo;entusiasmo, in queste tue parole, del viversi uniti, compatti, affiatati e coesi.<br>Senza che ci&ograve; significhi porsi &ldquo;contro&rdquo; o &ldquo;prima&rdquo; di qualcun altro.<br>&nbsp;<br>Niente tumori, insomma.<br>&nbsp;<br>Quando l&rsquo;ha scritta?<br>L&rsquo;ha scritta, con la memoria ancora fresca.<br>&nbsp;<br>&nbsp;<br>&#8203;&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;-&nbsp;don&rsquo;t give up &ndash;&nbsp;</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div><hr class="styled-hr" style="width:100%;"><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div><div><div id="981850988223580225" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/non-ti-scordar-di-me" data-width="" data-layout="standard" data-action="like" data-size="small" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[QUELLO CHE NON HO]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/quello-che-non-ho]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/quello-che-non-ho#comments]]></comments><pubDate>Sat, 09 Jan 2021 23:13:16 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/quello-che-non-ho</guid><description><![CDATA[“Dotòre, go da capire dove che go sbaglià”.“Vuole capire dove ha sbagliato, Antonio?”.“Si, go idea de ‘vère sbaglià tutto. Co me fiòeo”.“Con suo figlio?”.“No ghe go mai fàto mancare gnente. Mai. Eo go mandà in tée mejo scuòe. D’istà, in Inghilterra a imparare ‘a lingua. Pa’ premiarlo, col ga compìo dixotto anni, ghe go comprà ‘a machina nova. ‘Na bea Mercedes. El sàppia che da pìcoeo, d’accordo co so mamma, no ghe ghemo gnanca fàto i vaccini. No se  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:282px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/vichingo-baby-bn.jpg?1610234241" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:0; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;"><em>&ldquo;Dot&ograve;re, go da capire dove che go sbagli&agrave;&rdquo;.<br>&ldquo;Vuole capire dove ha sbagliato, Antonio?&rdquo;.<br><br>&ldquo;Si, go idea de &lsquo;v&egrave;re sbagli&agrave; tutto. Co me fi&ograve;eo&rdquo;.<br>&ldquo;Con suo figlio?&rdquo;.<br>&ldquo;No ghe go mai f&agrave;to mancare gnente. Mai. Eo go mand&agrave; in t&eacute;e mejo scu&ograve;e. D&rsquo;ist&agrave;, in Inghilterra a imparare &lsquo;a lingua. Pa&rsquo; premiarlo, col ga comp&igrave;o dixotto anni, ghe go compr&agrave; &lsquo;a machina nova. &lsquo;Na bea Mercedes. El s&agrave;ppia che da p&igrave;coeo, d&rsquo;accordo co so mamma, no ghe ghemo gnanca f&agrave;to i vaccini. No se sa mai, mejo no fidarse de queo che i te conta, che i xe tutti sempre pronti a fregarte&rdquo;.<br><br>&ldquo;Antonio, lo sanno tutti quanto lei sia un imprenditore di successo. E&rsquo; partito dal nulla, ho conosciuto io stesso suo padre, il disagio della sua famiglia. Si ricorda, quando per quei problemi di alcolismo e dipendenza ci siamo visti, venticinque anni fa? Ora la sua carpenteria fattura decine di milioni di euro, ha commesse in tutte le parti del mondo. Emirati Arabi, Cina, Stati Uniti. Ha lavorato duro. Non ha mai chiesto nulla a nessuno. Si &egrave; costruito una fortuna con le sue proprie mani, il suo impegno, dedizione, coraggio e sudore&rdquo;.<br>&ldquo;Si, si, dot&ograve;re&rdquo;.<br>&ldquo;Antonio, qual&rsquo;&egrave; il problema con suo figlio?&rdquo;.<br>&ldquo;Nol ga voja de fare gnente. Gnente. Parch&eacute;? Dove g&ograve;i sbagli&agrave;?&rdquo;.<br><br>&ldquo;Antonio, mi sta dicendo che a suo figlio non ha fatto mancare nulla&rdquo;.<br>&ldquo;Si, dot&ograve;re. Gnente. No vo&eacute;vo chel patisse queo che me xe toc&agrave; a mi, da p&igrave;coeo. Che me toc&agrave;va &lsquo;ndare t&ograve;re me pap&agrave; in ostaria. E portarlo casa, imbri&agrave;go sp&ograve;lpo. E difendere me mama, dopo. Chel tac&agrave;va b&agrave;tarla. E i cort&egrave;i, i piatti rotti&hellip;&rdquo;.<br>&ldquo;Capisco, Antonio. Ha vissuto e conosciuto &ndash; per esperienza, non per averle lette nei romanzi &ndash; situazioni drammatiche. Dolorosissime, specie per un bambino&rdquo;.<br>&ldquo;&rsquo;&rsquo;A fame, dot&ograve;re. Go conos&ugrave;o &lsquo;a fame&rdquo;.<br>&ldquo;E ora, che a suo figlio ha dato tutto, non si spiega il motivo per cui lui non ne approfitti, di tutte queste opportunit&agrave;&rdquo;.<br>&ldquo;Si, dot&ograve;re, si&rdquo;.<br><br>&ldquo;Antonio, a suo figlio ha dato tutto, fuorch&eacute; la cosa pi&ugrave; importante. L&rsquo;unica fondamentale&rdquo;.<br>&ldquo;Ma come&hellip; ea p&igrave; importante?&rdquo;.<br>&ldquo;La sola necessaria, Antonio&rdquo;.<br><br>&ldquo;E quaea sar&igrave;ssea?&rdquo;.<br>&ldquo;Quella che &egrave; servita a lei, Antonio. Per diventare ci&ograve; che &egrave; adesso. Un uomo di successo. Per costruire ci&ograve; che ha costruito&rdquo;.&nbsp;<br>&ldquo;E qu&agrave;ea sar&igrave;ssea &lsquo;sta roba, dot&ograve;re? Quaea sar&igrave;ssea?&rdquo;.<br>&ldquo;La fame, Antonio. La fame&rdquo;.<br><br>&ldquo;Xe vero, dot&ograve;re&hellip; come che dixeva Steve Jobs&hellip;&rdquo;.<br>&ldquo;Si, Antonio. Stay hungry, stay&nbsp; foolish. Restate affamati, restate folli&rdquo;.&nbsp;</em><br><br>Ci sono due divinit&agrave;, in quel mito greco. Uno si chiama Poros, l&rsquo;altra P&egrave;nia. Il nome di lei significa &ldquo;povert&agrave;, bisogno&rdquo;. Quello di lui &ldquo;via, espediente&rdquo;. Si congiungono durante un banchetto, in onore della nascita di Afrodite, la dea della bellezza. Da quell&rsquo;amplesso nascer&agrave; Eros, il dio-amore. Cos&igrave; nel &ldquo;Simposio&rdquo;, di Platone.<br><br>Amore nasce da Poros e Penia.<br>Il desiderio, &egrave; sempre figlio della mancanza.<br><br>La Comunit&agrave; di Sant&rsquo;Egidio ci informa su ci&ograve; che in fondo gi&agrave; sappiamo: la crescita della disoccupazione provocata dalla pandemia da Covid-19 ha aumentato drammaticamente il numero di persone in grave difficolt&agrave; economica. I pasti distribuiti a Roma sono passati da 7.500 al mese a 18.750.&nbsp;<br><br>Il Censis - Centro Studi Investimenti Sociali, un istituto di ricerca socioeconomica fondato nel 1964 - documenta 5 milioni di italiani in povert&agrave; assoluta, equivalenti a 1,7 milioni di famiglie. In un anno sono andati persi 500 mila posti di lavoro.<br><br>Da Sant&rsquo;Egidio ci informano anche, per&ograve;, che il Covid ha s&igrave; raddoppiato i poveri, ma anche la disponibilit&agrave; di volontari. Durante il lockdown il numero &egrave; aumentato di un migliaio di persone a Roma (il 10% circa) e di almeno 400 a Napoli.&nbsp;<br><br>Marco Pagniello, responsabile delle politiche sociali per la Caritas, comunica che durante il periodo dell'emergenza Covid-19 ha visto crescere di 5.339 il numero delle nuove leve under 34. <em>"Soprattutto durante il lockdown, quella parte di volontariato solitamente portata avanti dagli over 65 ha diminuito le presenze ma &egrave; stata compensata dalla crescita, consistente, dei giovani. Molti dei volontari anziani si sono dovuti fermare, ma quel vuoto &egrave; stato pi&ugrave; che riempito da ragazzi che, fermi a causa della sospensione delle lezioni e degli impegni extra scolastici, hanno avuto pi&ugrave; tempo da mettere a disposizione&rdquo;.</em><br><br><br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;- <span></span>seconda stella a destra, questo &egrave; il cammino -&nbsp;</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div class="wsite-spacer" style="height:50px;"></div><div><div id="863016646933204269" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/quello-che-non-ho" data-width="" data-layout="standard" data-action="like" data-size="small" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[VOMITO, ERGO SUM.]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/vomito-ergo-sum]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/vomito-ergo-sum#comments]]></comments><pubDate>Thu, 07 Jan 2021 13:36:30 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/vomito-ergo-sum</guid><description><![CDATA[Lo diceva Cartesio.O meglio, sosteneva che se “sto pensando, allora esisto”.“Cogito, ergo sum”, appunto.René Descartes, filosofo e matematico del ‘600, colui che consideriamo il massimo esponente del razionalismo moderno.&nbsp;Ma il narcisismo è una brutta bestia.E quando si coniuga al potere e al danaro, i danni sono assicurati.&nbsp;Te lo ricordi, Dorian Gray? Il protagonista dell’omonimo romanzo di Oscar Wilde. &nbsp;E’ un giovane straordinariamente bello. Hallward, un pittore [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:298px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/statua-libert-mani-sul-volto-bn.jpg?1610026735" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:0; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;">Lo diceva Cartesio.<br>O meglio, sosteneva che se &ldquo;sto pensando, allora esisto&rdquo;.<br><em>&ldquo;Cogito, ergo sum&rdquo;,</em> appunto.<br>Ren&eacute; Descartes, filosofo e matematico del &lsquo;600, colui che consideriamo il massimo esponente del razionalismo moderno.<br>&nbsp;<br>Ma il narcisismo &egrave; una brutta bestia.<br>E quando si coniuga al potere e al danaro, i danni sono assicurati.<br>&nbsp;<br>Te lo ricordi, Dorian Gray? Il protagonista dell&rsquo;omonimo romanzo di Oscar Wilde. &nbsp;E&rsquo; un giovane straordinariamente bello. Hallward, un pittore suo amico, gli regala un ritratto da lui dipinto, che lo riproduce nel pieno della sua magnificente giovent&ugrave;.<br>&#8203;Talmente bello, che Dorian inizia a provare invidia verso il suo stesso ritratto.<br>&nbsp;<br>Ritratto che rimarr&agrave; eternamente bello e giovane, mentre lui invecchier&agrave;. Cos&igrave; arriva a stipulare un "patto col demonio", grazie al quale sar&agrave; lui, Dorian, a rimanere eternamente adolescente e luminoso, mentre toccher&agrave; al quadro mostrare progressivamente i segni della decadenza fisica.<br>Notando che la sua figura nel dipinto invecchia, e assume spaventose smorfie tutte le volte che egli commette un atto feroce e ingiusto (ha pur sempre stipulato un patto con il diavolo), Dorian a un certo punto nasconde il quadro in soffitta.<br>&nbsp;<br>Tuttavia, di tanto in tanto si reca segretamente lass&ugrave;, per controllare e schernire il ritratto, che invecchia vieppi&ugrave; e si imbruttisce, giorno dopo giorno.&nbsp; E che gli crea anche tanti timori e rimorsi. Finch&eacute;, stanco della sua malvagia vita, lacera il quadro con lo stesso coltello con cui prima aveva ucciso Hallward, il pittore.<br>&nbsp;<br>Alla fine della storia, troveranno Dorian Gray morto con un pugnale conficcato nel cuore, irriconoscibile e precocemente avvizzito. Lo troveranno ai piedi del ritratto, che invece &egrave; ritornato meravigliosamente giovane e bello. E&rsquo; la variante del mito greco di Narciso, annegato nello stagno ove stava rimirando la sua stessa immagine, di cui era rimasto innamorato.<br>&nbsp;<br>Ecco, stavolta a morire sono stati in quattro. Decine, i feriti. Anche gravi, pure tra le forze di sicurezza.<br>Colui che ha fomentato l&rsquo;odio di piazza a suon di accuse inventate, leggende su ipotetici brogli elettorali, blablabla smontati ad uno ad uno dai numeri, dagli organi di verifica, dai propri stessi compagni di partito, torner&agrave; al calduccio dei propri palazzi, nelle torri da miliardario.<br>Finch&eacute; i pasticci con la giustizia e la finanza non lo chiameranno presto a giudizio, non pi&ugrave; protetto dall&rsquo;immunit&agrave; presidenziale.<br>&nbsp;<br>Ma il narcisista non pu&ograve; accettare che il giudizio popolare gli si rivolti contro. Cos&igrave; come nega la drammatica esistenza del Covid, allo stesso modo gli risulta inconcepibile che la maggioranza del popolo americano, a suon di voti democratici e certificati, uno ad uno, sancisca il suo fallimento.<br>E&rsquo; lo specchio che si infrange. L&rsquo;immagine di s&eacute; che crolla, che conferma la sua fragilit&agrave;. Non pu&ograve; accettarlo.<br>E allora rigurgita accuse a destra e a manca. Semina sospetti. Cavalca la frustrazione. All&rsquo;opposto di quanto un grande patriota come il senatore repubblicano John McCain, veterano della guerra in Vietnam, candidato presidente sconfitto da Obama, fece riconoscendo la vittoria dell&rsquo;avversario.<br>E subito si rimbocc&ograve; le maniche per lavorare seriamente, dai banchi dell&rsquo;opposizione, al bene della nazione.<br>Il narcisista tenta invece la disperata mossa di salvare s&eacute; stesso.<br>&nbsp;<br>Non ci riuscir&agrave;, ma nel frattempo intercetta le frustrazioni e l&rsquo;istinto di morte dei gruppi razzisti e di estrema destra (QAnon, Proud Boys, neonazisti et similia).<br>&nbsp;<br>L&rsquo;esperienza clinica insegna come il disturbo narcisista sfoci inevitabilmente in depressione, prima o poi.<br>La storia, che esaltazione demagogica e propaganda &nbsp;populista fanno male soprattutto a un soggetto: il popolo stesso, la gente comune.<br>&nbsp;<br>&#8203;<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; - la storia siamo noi -</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div><hr class="styled-hr" style="width:100%;"><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div><div><div id="581842413642800830" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/vomito-ergo-sum#" data-width="" data-layout="standard" data-action="like" data-size="small" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[CONSIGLIATO PER TE]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/consigliato-per-te]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/consigliato-per-te#comments]]></comments><pubDate>Sun, 03 Jan 2021 12:10:00 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/consigliato-per-te</guid><description><![CDATA[Francesca ha 15 anni. Francesca si ritrae in un “selfie” e lo pubblica su Instagram, all’istante.Francesca attende trenta secondi desiderando veder giungere dei “like”.…Altri trenta secondi.Francesca riceve solo due like.Francesca rimuove subito la foto.&nbsp;Francesca ne scatta - compulsivamente - un altro.Stavolta lo modifica e arricchisce di qualche effetto, con un’”app” di fotoritocco. In questo fotogramma, non sembra nemmeno più una ragazzina di 15 anni.Ora cominciano a p [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/selfie-bn_orig.jpg" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:0; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;">Francesca ha 15 anni. Francesca si ritrae in un &ldquo;selfie&rdquo; e lo pubblica su Instagram, all&rsquo;istante.<br>Francesca attende trenta secondi desiderando veder giungere dei &ldquo;like&rdquo;.<br>&hellip;<br>Altri trenta secondi.<br>Francesca riceve solo due like.<br>Francesca rimuove subito la foto.<br>&nbsp;<br>Francesca ne scatta - compulsivamente - un altro.<br>Stavolta lo modifica e arricchisce di qualche effetto, con un&rsquo;&rdquo;app&rdquo; di fotoritocco. In questo fotogramma, non sembra nemmeno pi&ugrave; una ragazzina di 15 anni.<br>Ora cominciano a piovere emoticon, commenti, faccette sorridenti.<br>Sorride anche Francesca.<br>&nbsp;<br>In uno dei commenti, per&ograve;, legge un brutto apprezzamento sul suo naso.<br>Francesca corre allo specchio.<br>Francesca verifica se &egrave; davvero come sembra.<br>O meglio: se le sembra sia davvero come agli altri sembra.<br>Francesca si intristisce. E&rsquo; confusa, va in crisi.<br>Francesca piange, rimarr&agrave; chiusa in camera tutta la giornata e non scende manco per mangiare.<br>&nbsp;<br>E&rsquo; una scena simile a quella raffigurata nel consigliabilissimo ed estremamente attuale &ldquo;The Social Dilemma&rdquo;, il <em>docudrama</em> che spiega cosa si nasconde dietro un like, un post, un commento e l&rsquo;incessante bisogno di scrollare il proprio profilo per ore. Un film realizzato tramite le testimonianze di ex dirigenti di&nbsp;Facebook, Google, Pinterest, Instagram e Twitter.&nbsp;<br>Cosa si nasconde?<br>Chiamiamola semplicemente per quello che &egrave;: IA, l&rsquo;Intelligenza Artificiale. In pratica, una serie di algoritmi studiata alla perfezione per&nbsp;invogliarci a rimanere connessi&nbsp;per il maggiore tempo possibile. Pi&ugrave; restiamo collegati a un social media, pi&ugrave; gli introiti&nbsp;della piattaforma aumenteranno.<br>&nbsp;<br>C&rsquo;&egrave; qualcuno che non ha capito di cosa stiamo parlando?<br>Qualcuno che non conosca quanto potente sia questa forma di neo-dipendenza? Mica solo per gli adolescenti, sia chiaro.<br>&nbsp;<br>Vediamo qualche dato.<br>Il&nbsp;suicidio&nbsp;&egrave; la seconda causa di morte tra i dieci e i diciannove anni. Risultano pi&ugrave; a rischio i maschi tra i dieci e i vent&rsquo;anni. Una ricerca alla quale ha collaborato anche lo psichiatra italiano Diego de Leo (Kolves e De Leo, 2016) ha evidenziato come la pianificazione o l&rsquo;ideazione suicidaria&nbsp;comprenda il 30% dei giovani. Estremamente frequenti sono le condotte autolesionistiche (tagli autoinflitti con oggetti affilati &ndash; generalmente lamette, sui polsi e lungo le braccia &ndash; bruciatore con oggetti roventi, abuso di sostanze, condotte a rischio).<br>&nbsp;<br>Cosa c&rsquo;entra tutto questo con i Social Media?<br>Con l&rsquo;autostima.<br>Non &egrave; un problema nuovo, certamente.<br>Ma nel decennio 2010-20, quello dell&rsquo;esplosione delle piattaforme network (Facebook, Instagram &amp; co.) i numeri epidemiologici hanno subito un&rsquo;impennata rilevante (McCrae, 2018), cos&igrave; come alcune condotte: insonnia, ruminazione, disturbi depressivi.<br>&nbsp;<br>I Social danno dipendenza. Pari pari alle droghe. Agiscono sui meccanismi di rinforzo cerebrale. Il principale neuromediatore implicato - oramai lo sanno tutti - &egrave; la dopamina. E&rsquo; difficilissimo staccarsene. Chi ha figli in et&agrave; puberale, lo sa benissimo. L&rsquo;astinenza scatena a volte un&rsquo;aggressivit&agrave; incontenibile.<br>&nbsp;<br>Tu credi che per gli adulti sia molto diverso?<br><br>Uno degli aspetti pi&ugrave; inquietanti &egrave; la polarizzazione del pensiero.<br>I motori di ricerca &ldquo;imparano&rdquo; i tuoi comportamenti, gusti, abitudini. Li leggono, li copiano e te li ripropongono, amplificati. In pratica, ti raccontano (e ti fanno comprare) esattamente quello che vuoi sentirti dire (e avere).<br>&nbsp;<br>Chi si &egrave; mai fermato pi&ugrave; di tanto a discernere (che perdita di tempo!) di fronte ai pop-up informativi che ti presentano la casella &ldquo;acconsento&rdquo;? &ldquo;Cookies&rdquo; significa proprio: &ldquo;biscottini&rdquo;; termine quantomai appropriato.<br>La schiacci, e via!<br>Cos&igrave; intanto fornisci dati su dati, informazioni su informazioni, indicazioni e squarci di personalit&agrave; che vengono utilizzate (all&rsquo;istante) per proporti qualche suggerimento di acquisto, o di informazione.<br>Cos&igrave; come quando metti un like, pubblichi una foto, condividi una notizia, compri un oggetto su Amazon o Ebay, ascolti un brano o guardi un video su Youtube.<br>&nbsp;<br>Lo sai che se due persone diverse digitano la medesima parola nella stringa di ricerca di Google, la frase verr&agrave; completata in modo differente rispetto a quanto l&rsquo;algoritmo gi&agrave; conosce di ciascuna persona?<br>Esempio pratico: un seguace di Trump digita &ldquo;democrazia&rdquo; e Google gliela completa con &ldquo;dittatura&rdquo;, brogli elettorali, complotto di Joe Biden, ecc&hellip;<br>Un democratico, invece, vedr&agrave; comparire &ldquo;Obama&rdquo;, Aristotele, costituzione democratica, and-so-on.<br>Eh, stiamo parlando dello &ldquo;zio d&rsquo;America&rdquo; giusto per evitare esempi nazionali, l&rsquo;hai capito.<br>&nbsp;<br>Alla luce di queste strategie, risultano pi&ugrave; chiare anche alcune apparenti assurdit&agrave;. La polarizzazione del pensiero rafforza le convinzioni, le rende sempre pi&ugrave; solide, autoreferenziali, granitiche e &ldquo;documentate&rdquo;. Terrapiattisti, no vax, cospirazionisti vari, quelli che inseguono le ambulanze ritenendole vuote, ricevono ad ogni &ldquo;sessione d&rsquo;informazione&rdquo; (spesso condotta sulla tazza del water) quantit&agrave; di dati, notizie e recensioni del tutto in linea con ci&ograve; che gi&agrave; pensano. La convinzione di aver ragione, di essere nel giusto, di stare dalla parte dei &ldquo;risvegliati&rdquo;, specie se hai visto Matrix, quindi, non pu&ograve; che aumentare e cristallizzarsi.<br>&nbsp;<br>Nulla di nuovo sotto il sole, in realt&agrave;. Stiamo parlando di quei meccanismi noti sin dai primordi della psicologia sociale e della percezione: attenzione ed esposizione selettiva, cherry picking, dissonanza cognitiva, confusione causale, riluttanza a falsificare&hellip;<br>&nbsp;<br>Attenzione, per&ograve;: sulla tazza del water, ci andiamo tutti a sedere.<br>E se &egrave; vero - come &egrave; vero - che <em>&ldquo;se non stai pagando per il prodotto, allora il prodotto sei tu&rdquo;,</em> qualche buon libro, qualche lettura critica e documentata, qualche franca chiacchierata tra amici, faccia a faccia come una volta, attorno a una sapida birra, questi sono e rimarranno sempre gli antidoti giusti.<br>&nbsp;<br>Ah, e se magari prima di <em>condividere &ldquo;a-copia-e-incolla&rdquo;</em> qualche fake new ci dessimo il tempo di riflettere?<br>Anche solo di prima metterci like e cuoricini, attenzione!<br>Credi davvero non respireremmo - tutti - un&rsquo;aria migliore e meno tossica?<br>&nbsp;<br>&#8203;<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; - she don't lie, she don't lie, she don't lie, cocaine -</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div><hr class="styled-hr" style="width:100%;"><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div><div><div id="345160702718522930" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/consigliato-per-te" data-width="" data-layout="standard" data-action="like" data-size="small" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[ARRIVANO I NOSTRI]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/arrivano-i-nostri]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/arrivano-i-nostri#comments]]></comments><pubDate>Fri, 18 Dec 2020 10:25:42 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/arrivano-i-nostri</guid><description><![CDATA[Chi non ricorda “Salvate il soldato Ryan”?Premio Oscar 1998, Steven Spielberg alla regia e Tom Hanks nel ruolo del protagonista.Quando un “marine” dell’esercito USA cade prigioniero in mano nemica, una cosa sa per certo: che i propri commilitoni faranno l’impossibile per andarselo a riprendere. Dovunque, comunque. A qualsiasi costo.Sue Johnson lo ripete sempre, dall’alto della sua esperienza di terapeuta PTSD (Post Traumatic Stress Disorders). Un “legame sicuro”: ecco ciò di c [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:338px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/mamma-regeni-vn.jpg?1608287240" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:0; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;">Chi non ricorda &ldquo;Salvate il soldato Ryan&rdquo;?<br>Premio Oscar 1998, Steven Spielberg alla regia e Tom Hanks nel ruolo del protagonista.<br>Quando un &ldquo;marine&rdquo; dell&rsquo;esercito USA cade prigioniero in mano nemica, una cosa sa per certo: che i propri commilitoni faranno l&rsquo;impossibile per andarselo a riprendere. Dovunque, comunque. A qualsiasi costo.<br><br>Sue Johnson lo ripete sempre, dall&rsquo;alto della sua esperienza di terapeuta PTSD (Post Traumatic Stress Disorders). Un &ldquo;legame sicuro&rdquo;: ecco ci&ograve; di cui tutti abbiamo bisogno. Negli affetti come in combattimento. Nella malattia, come in qualunque situazione a rischio. La certezza di una protezione, la fiducia nella salvezza: questo consente di resistere alla prova, alla persecuzione, alla prigionia, financo al supplizio.&nbsp;<br><br>A Giulio, non &egrave; andata cos&igrave;.<br>Cosa avr&agrave; pensato, in quei lunghi interminabili giorni di agonia? Il volto di sua mamma, quante volte gli sar&agrave; transitato allo sguardo, davanti agli occhi, torturati pure quelli? Come e a chi, avr&agrave; implorato: &ldquo;aiuto?&rdquo;.<br>Sottoposto a scariche elettriche in parti delicate, appeso a uno stipite per 48 ore e lasciato senz&rsquo;acqua, sonno, cibo. Costretto nudo in piedi in una stanza dal pavimento coperto di acqua, elettrificata ogni trenta minuti per alcuni secondi. Sul suo corpo - dir&agrave; mamma Claudia - &ldquo;ho visto tutto il male del mondo&rdquo;.&nbsp; Una lama lo ha sfigurato, tracciando lettere acefale, in cinque punti diversi. Mani di boia aguzzini lo hanno torturato e marchiato, con una crudelt&agrave; che arriva e sprofonda nei secoli pi&ugrave; bui della storia. Per poi finirlo, torcendo quel volto martoriato su se stesso, fino a spezzargli il collo.<br><br>Cos&igrave; Giacomo Matteotti per mano della squadriglia fascista, cos&igrave; i &ldquo;desaparecidos&rdquo; in Argentina. Cos&igrave; negli anni bui dell&rsquo;Inquisizione cattolica, nel medioevo. Giordano Bruno, arso vivo sul rogo. Savonarola. Le menti pi&ugrave; aperte, i cuori migliori. Allo stesso modo, i cristiani decapitati dall&rsquo;ISIS per mano del fondamentalismo islamico. Cos&igrave; nei Gulag sovietici, dove i tribunali anti-eretici rispondevano al nome di KGB. Cos&igrave; tutte le migliaia e migliaia di esseri umani, quando l&rsquo;ignoranza si coniuga con la paura. Con l&rsquo;egoismo, gli interessi di parte. Sposalizi i cui riti si condiscono di caccia alle streghe, dagli all&rsquo;immigrato, populismo idiota, fanatismo, &ldquo;pieni poteri&rdquo;, paranoia e diniego, per dirla con la psicanalisi.<br><br>E adesso arriva Natale.&nbsp;<br>Nasce il &ldquo;Salvatore del mondo&rdquo;.<br>Ancora.<br>Il bambinello del presepe. L&rsquo;asino e il bue. E Stille Nacht.&nbsp;<br>Non mancher&agrave; l&rsquo;alberello, con le palline buone e le intenzioni zuccherose.<br><br><em>&ldquo;Venne a N&agrave;zaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entr&ograve; nella sinagoga e si alz&ograve; a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apr&igrave; il rotolo e trov&ograve; il passo dove era scritto: &laquo;Lo Spirito del Signore &egrave; sopra di me; per questo mi ha consacrato con l&rsquo;unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libert&agrave; gli oppressi, a proclamare l&rsquo;anno di grazia del Signore&rdquo;.</em><br><br>Quante volte l&rsquo;hai sentito, anche tu, questo lieto rivoluzionario annuncio? Da farci le capriole, di gioia e danze di taranta. Convocare, amici, conoscenti, vecchi amori e perfino l'anziana zia, a ballare tutti in cerchio, stappare il vino buono, che festa interminabile dev&rsquo;essere!<br><br>E poi lo metteremo in croce, ogni nuovo anno. Ancora.<br>Venduto per 30 denari, possibilmente esente fattura.&nbsp;<br>Alla domanda di Pilato, il politico dei &ldquo;like&rdquo;, chiederemo di liberare Barabba. E lui se ne laver&agrave; le mani. Che le responsabilit&agrave;, meglio se le prendano altri. As usual. Come al solito.<br>Far&agrave; la stessa fine di Giulio. Quella di ogni povero Cristo.<br><br>E noi continueremo a fornire armi, navi da guerra e cacciabombardieri agli aguzzini che torturano e massacrano.&nbsp;<br>Ci pagano, e pure bene, no? Ci danno lavoro, per miliardi di euro&hellip;<br>Qualcuno conferir&agrave; loro pure la Legion d&rsquo;Onore. Che fra poco &egrave; Natale. Fosse mai che qualche buon affare giunga anche da quelle parti.<br><br>Eppure, nonostante tutta questa ambivalenza dell&rsquo;umana commedia, eterna e ricorrente, contradditoria e conflittuale come alla sua radice &egrave; l&rsquo;animo dell&rsquo;uomo, &egrave; bello gioire quando diciotto pescatori vengono restituiti alle loro famiglie. Finalmente liberi e liberati, dopo un sequestro ingiusto e illegale. Davvero. Sono italiani, come potevano essere greci, francesi, africani o indonesiani. Per chi li ama e li aspettava a casa, non fa alcuna differenza. Neppure per quel Dio che sta lass&ugrave;, ne sono certo.&nbsp;<br><br>E&rsquo; bello pure leggere che un ex-presidente di una squadra di calcio - la mia, del cuore, quand&rsquo;ero bambino - ha costruito nel tempo un impero di oltre 9000 dipendenti in tutto il mondo, ma ha anche dato avvio a una fondazione che aiuta quotidianamente le tante persone che si trovano in condizione di temporanea difficolt&agrave; economica e sociale, nella grande &ldquo;ricca&rdquo; (per qualcuno) Milano. Ogni sera nel quartiere Giambellino, al ristorante Ruben (dal nome di un suo amico barbone morto assiderato) viene offerto un pasto caldo a 350 bisognosi al costo simbolico di 1 euro (gratis per i ragazzi e i celiaci).<br><br>Ricordo come fu davvero Natale, anche se la stagione era tutt&rsquo;altra, quel giorno in cui Bruno usc&igrave; dal turno di visita in terapia intensiva a Padova - collocata a quel tempo nei padiglioni del vecchio Giustinianeo - dove il nostro amico giaceva incosciente da una quarantina di giorni, dopo essersi schiantato in quell&rsquo;incrocio con la sua vespa. Aveva gli occhi fuor di testa, quando ci balbett&ograve;: &ldquo;Renzo ha parlato!&rdquo;.<br><br>Si, Natale. Giorno della nuova vita che nasce. Che viene al mondo.&nbsp;<br>Annuncio di salvezza, di liberazione.&nbsp;<br><br>E sar&agrave; davvero bello, e importante, quando questo 27 dicembre lo sforzo di molti silenziosi operai della scienza e dell&rsquo;intelligenza ci consegner&agrave; il frutto di un meticoloso, silenzioso, rigoroso lavoro di ricerca. Finalmente. Come annunciato dal ministro della salute Roberto Speranza, partir&agrave; anche in Italia, come in tutta Europa, la campagna vaccinale: probabilmente iniziando dalle forze dell&rsquo;ordine, gli operatori sanitari, il personale dei servizi di pubblica utilit&agrave; - scuole, trasporto pubblico &ndash; i detenuti, gli anziani pi&ugrave; vulnerabili.<br><br>Lascio risuonare quella Parola:<br><em>&ldquo;Ai poveri il lieto annuncio, ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libert&agrave; gli oppressi, a proclamare l&rsquo;anno di grazia del Signore&rdquo;.&nbsp;</em><br><br>Beh, un po&rsquo; vero dev&rsquo;essere, per forza.<br>Per certo, dipende anche da me, e da te.&nbsp;<br>Da ciascuno.<br><br>Mia mamma me lo ripete sempre: <em>&ldquo;Il giorno pi&ugrave; bello della mia vita? Quando abbiamo visto arrivare i carri armati degli americani, per strada, quel giorno d&rsquo;aprile, e abbiamo capito che la guerra era finalmente finita. Sembravamo matti, di felicit&agrave;&rdquo;.</em><br><br>Giusto tra una settimana &egrave; il 25 dicembre.<br>Allora Buon Natale, a tutti!<br><br>&#8203;https://www.youtube.com/watch?v=yN4Uu0OlmTg&amp;has_verified=1&amp;bpctr=1608289338</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div><hr class="styled-hr" style="width:100%;"><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div><div><div id="741538833223366728" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/arrivano-i-nostri" data-width="" data-layout="standard" data-action="like" data-size="small" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[OPLA']]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/il-momento-giusto]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/il-momento-giusto#comments]]></comments><pubDate>Thu, 10 Dec 2020 11:53:00 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/il-momento-giusto</guid><description><![CDATA[In quegli anni, i riccioli li portavamo tutti. Persino i fan di Renato Zero. Ricordo il mio compagno migliore sui banchi dell’università: Marco, da Crema. Baricentro basso, movenze felpate anche quando guadagnava il miglior posto in coda, alla mensa. Ne era letteralmente il sosia. Ma non di renato Zero.Monte Berico. Più in basso, lo stadio Menti. Ci gioca il Lanerossi Vicenza. Lo vedevi spiccare, sulla sinistra, quando arrivavi da Padova, nel punto in cui la statale penetra dentro il centro  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:250px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/paolo-rossi-vn.jpg?1607601385" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:0; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;">In quegli anni, i riccioli li portavamo tutti. Persino i fan di Renato Zero. Ricordo il mio compagno migliore sui banchi dell&rsquo;universit&agrave;: Marco, da Crema. Baricentro basso, movenze felpate anche quando guadagnava il miglior posto in coda, alla mensa. Ne era letteralmente il sosia. Ma non di renato Zero.<br><br>Monte Berico. Pi&ugrave; in basso, lo stadio Menti. Ci gioca il Lanerossi Vicenza. Lo vedevi spiccare, sulla sinistra, quando arrivavi da Padova, nel punto in cui la statale penetra dentro il centro storico.<br><br>Pi&ugrave; che agli efferati delitti della banda Ludwig (due benestanti rampolli dell&rsquo;alta borghesia veronese che nel luglio 1982, giusto l&rsquo;anno del &ldquo;Mundial&rdquo;, massacrarono due frati a colpi di martellate, mentre passeggiavano al fresco della brezza serale estiva) la memoria mi conduce a quel settembre, la pianola sotto le dita e un migliaio di ragazzi davanti.<br>Pi&ugrave; in basso, lo stadio Menti.<br><br>Don Remigio mi aveva convocato, come sempre, e a quei raduni diocesani, regionali e nazionali mi trovavo dietro la vecchia Farfisa. Anzi, sopra. Lui a dirigere il coro, io a sostenere i canti con la tastiera antelucana, che dalla casa dei campi scuola a Meida di Fassa, a casa Pio X, fin dentro la pancia del pullman che ci stava conducendo ad Assisi, di chilometri ne aveva macinati probabilmente pi&ugrave; di quante note quelle cinque ormai sbilenche ottave ne avessero mai fatto scaturire.<br><br>Non ho mai capito a fondo perch&eacute; avesse scelto me. Forse ero l&rsquo;unico disponibile, in quel momento. Pi&ugrave; semplicemente, una questione di fortuna. Trovarmi l&agrave;, in quelle occasioni. O una simpatia, non decodificabile alle leggi galileiane, che ti convoca. Punto. E basta.<br><br>Come allo stadio Appiani, l&rsquo;anno prima. La &ldquo;Festa dell&rsquo;Accoglienza&rdquo;.<br><br>Certo, suonare nella basilica superiore di Assisi un fascino del tutto particolare lo rappresent&ograve;. Ogni successiva volta in cui ci rimetto piede, nel corso degli anni, torno a calpestare quel preciso metro quadro dove poggiava il piedistallo. E mi sembra di rivedere i volti, risentire i brividi dietro la schiena, quei tremori convulsivi nelle dita adolescenti quand&rsquo;&egrave; il momento di dare la nota, e l&rsquo;attacco.<br><br>Momenti di gloria. A volte del tutto inattesi, inaspettati.<br>Ma che rimangono, indelebili.<br>Ciascuno ne ha qualcuno, tra le pagine della propria storia.<br>Chiss&agrave; anche te, quanti ne potresti raccontare.<br>Come persone, come famiglie, come nazione.<br>Come quei goal. Incisi nell&rsquo;estate. Quella caldissima, del 1982.<br><br>No, non l&rsquo;ho mai ritenuto un fenomeno. Non la potenza devastante di Ruud Gullit, non l&rsquo;astuzia di Michel Platini, non gli incantesimi maliardi di Maradona.<br>Pablito sapeva essere l&rsquo;uomo giusto nel posto giusto. Al momento, giusto.<br>Fiuto, intuito, opportunismo cinico. Nei panni di un galantuomo, gentile, disponibile. Mai scorretto. Lo smilzo &ldquo;numero 9&rdquo; del Lanerossi Vicenza, che guadagna il pallone d&rsquo;oro.<br><br>Ci hai regalato emozioni indelebili. Ci hai inscritti nel posto pi&ugrave; alto in alto, campioni del mondo. Per una notte estiva di scorribande folli, a clacson spianati, tuffi nelle vasche, tricolori al vento. Nei riccioli il sudore, misto a lacrime di commozione.<br><br>L&rsquo;uomo che serve, nel momento opportuno.<br>Nulla pi&ugrave;.<br><br>Ciao, Pablito.</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div id="919430334815098101" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/il-momento-giusto" data-width="" data-layout="standard" data-action="like" data-size="small" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[TIRARE DI SINISTRO]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/tirare-di-sinistro]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/tirare-di-sinistro#comments]]></comments><pubDate>Thu, 26 Nov 2020 13:07:24 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/tirare-di-sinistro</guid><description><![CDATA[Stava opposta ad ogni legge della fisica.&nbsp;Semplicemente impensabile: nessuna equazione pitagorica la poteva prevedere.&nbsp;Eppure la mise là. Inchiodata in alto, all’incrocio, sotto la traversa. Tacconi, subìta e consumata l’offesa, giace addosso al palo. Come un ladrone crocifisso, appena deposto al suolo.Perché è giusto questa, l’esclusiva dei campioni. Anzi, del genio: hai l’intenzione, e la traduci in atto.&nbsp;Senza ripensamenti, senza sbavature. L’azione viene liscia,  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:356px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:4px;*margin-top:8px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/editor/tacconi-maradona.jpg?1606396088" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -0px; margin-bottom: 0px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;">Stava opposta ad ogni legge della fisica.&nbsp;<br>Semplicemente impensabile: nessuna equazione pitagorica la poteva prevedere.&nbsp;<br>Eppure la mise l&agrave;. Inchiodata in alto, all&rsquo;incrocio, sotto la traversa. Tacconi, sub&igrave;ta e consumata l&rsquo;offesa, giace addosso al palo. Come un ladrone crocifisso, appena deposto al suolo.<br><br>Perch&eacute; &egrave; giusto questa, l&rsquo;esclusiva dei campioni. Anzi, del genio: hai l&rsquo;intenzione, e la traduci in atto.&nbsp;<br>Senza ripensamenti, senza sbavature. L&rsquo;azione viene liscia, come la pelle di un bambino.<br><br>Quello che mille volte tenti di replicare, nella vita.<br>E nello sport, sia pure dilettante. Una su mille, magari ti riesce.<br><br>Come in quella partitella, domenica novembre pomeriggio. Al Marafogn&agrave;, poco sopra met&agrave; campo. Scarto Massimiliano, ventun anni per due metri (aver le leve corte ti avvantaggia, in certe cose). La zolla del terreno me la rimbalza a mezza altezza. Chiudo gli occhi e tiro, a pi&ugrave; non posso. La incoccio a collo pieno.&nbsp;<br>Rialzo lo sguardo, mentre si sta insaccando; un punto a capo in mezzo al 7. Baccarin, il portiere del mistero, vola come un pipistrello, che per lui &egrave; normale. Doveva avere le molle nei tacchetti - sottratte all&rsquo;officina - e due pistoni nelle gambe. Lo pensavamo tutti, ma quella volta non ci arriva.&nbsp;<br>E&rsquo; goal! Lo capisco dai gridolini dei sette-otto spettatori, ma ancora non ci credo.<br><br>Invece a Diego Armando queste cose risultavano normali. Un gioco di prestigio, la palla che entra in rete, ottantamila cuori in orgasmo sugli spalti.<br>&#8203;Festa, giubilo, oblio d&rsquo;ogni dolore. Poveracci e intellettuali, scarti umani e belle donne, teneri bimbi e delinquenti.&nbsp;<br>Fors&rsquo;anche qualche algido prelato: gioia, abbracci; sangue sciolto dint&rsquo;e vene.&nbsp;<br><br>Vincere tutto, e sbagliare molto.<br>Chi &egrave; senza peccato, scagli la prima punizione.<br><br>Un figlio dell&rsquo;Uomo che vince, soffre, muore.<br>Forse questa la ragione per cui lo si ama, contro ogni ragione.<br><br>Mam&agrave;, si.&nbsp;<br>Ho visto Maradona.</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div id="543604539201455577" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/tirare-di-sinistro" data-width="" data-layout="standard" data-action="like" data-size="small" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[LA BOTTEGA DEL PAN]]></title><link><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/la-bottega-del-pan]]></link><comments><![CDATA[https://www.sitomato.net/blog/la-bottega-del-pan#comments]]></comments><pubDate>Sun, 04 Oct 2020 10:12:52 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.sitomato.net/blog/la-bottega-del-pan</guid><description><![CDATA[Sabato mattina, ieri. Nonostante il vento umido e caldo - tutt’altro clima rispetto al cielo scartavetrato di questa squillante luminosissima domenica - una passeggiata in centro al termine di una sessione d’esami, ci sta. Gli studenti son risultati preparati, ciò dà soddisfazione.&nbsp;Le piazze di Padova. Sempre accoglienti, aperte. Vi si muove tanta vita; può anche venire a piovere, ma non ti senti mai sguarnito. Sarà per gli ampi porticati, che sanno sempre dei buoni abbracci della m [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.sitomato.net/uploads/2/8/4/1/28412575/published/panettiere-bn.jpg?1601806555" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; border-width:0; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image"></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span><div class="paragraph" style="display:block;">Sabato mattina, ieri. Nonostante il vento umido e caldo - tutt&rsquo;altro clima rispetto al cielo scartavetrato di questa squillante luminosissima domenica - una passeggiata in centro al termine di una sessione d&rsquo;esami, ci sta. Gli studenti son risultati preparati, ci&ograve; d&agrave; soddisfazione.<br>&nbsp;<br>Le piazze di Padova. Sempre accoglienti, aperte. Vi si muove tanta vita; pu&ograve; anche venire a piovere, ma non ti senti mai sguarnito. Sar&agrave; per gli ampi porticati, che sanno sempre dei buoni abbracci della mamma. Ricordi della fanciullezza pi&ugrave; ingenua e spensierata, quando da un giretto all&rsquo;UPIM te ne uscivi radioso (qualche volta) con la fiammante macchinetta della Polistil, tanto agognata quanto combattuta, sottobraccio. Negoziata al prezzo di una discreta quota di <em>&ldquo;Si, far&ograve; il bravo, promesso&hellip;&rdquo;.</em><br>&nbsp;<br>Mi fermo davanti a un panificio, anzi un forno storico della citt&agrave;. Voglio prendere una torta da portare a casa, in famiglia: ci sono dei buoni motivi per cui festeggiare. Mi metto regolarmente in coda, all&rsquo;aperto. Mascherina e quant&rsquo;altro previsto da questo impegnativo e preoccupante periodo di Covid-19. Ho tutto il tempo quindi per soffermarmi a leggere, oltre a quelli delle normative igienico-sanitarie, il cartello affisso:<br>&nbsp;<br><em>&ldquo;In oltre 130 anni di storia della nostra famiglia di Fornai, non ci hanno fermato 2 guerre mondiali, 4 crisi economiche, il terrorismo e tutto quanto di negativo ha attraversato il nostro grande paese. Non ci fermer&agrave; pertanto nemmeno questa&rdquo;.</em><br>&nbsp;<br>Bello, caspita! Lo vedi, la gente veneta? Mica restiamo a piangerci addosso; ci si d&agrave; da fare, si riparte, si ricomincia, anche quando avversit&agrave; e rovesci della sorte pare vogliano schiacciarti.<br>Le ho conosciute, queste fasi e maree. Anche nella mia famiglia, nella storia di mio padre imprenditore.<br>Allora rifletto su come ne usciremo, da questa battaglia della pandemia.<br>&nbsp;<br>Penso che anche questi bravi esercenti non avrebbero mai potuto risollevarsi, se la popolazione, la &ldquo;gente&rdquo; non si fosse riaffacciata in bottega, soldino alla mano. Perch&eacute; tu vendi solo se la gente compra. Se pu&ograve;, acquistare. Se pu&ograve;, spendere. Anche per i beni primari. Se c&rsquo;&egrave; lavoro, in sostanza. Per tutti.<br>&nbsp;<br>Penso anche a come da due guerre mondiali ci si &egrave; rialzati esattamente ripudiando le ragioni, i motivi, le condizioni che le hanno provocate. I nazionalismi, gli egoismi di parte, la soppressione delle libert&agrave;, il delirio dittatoriale, le deportazioni, le bombe, distruzioni, fame, carestia. Anche di queste mi parlava a lungo mio padre, avendole vissute e pagate di persona.<br>&nbsp;<br>Penso che in questa battaglia contemporanea, nella quale a schierarsi sul campo non sono i carrarmati e gli aerei bombardieri, ma i camici bianchi del personale sanitario e gli amministratori con la responsabilit&agrave; di prescrivere e far osservare le normative di prevenzione al contagio, armi e munizioni si chiamano informazione, e responsabilit&agrave;.<br>&nbsp;<br>E, purtroppo, non riesco a non riflettere sui dati che certificano la popolazione italiana all&rsquo;ultimo posto in Europa per capacit&agrave; di comprensione di un testo scritto. Dati OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ci illustrano questo sconsolante quadretto, purtroppo:<br>&nbsp;<br><em>&ldquo;Le competenze di lettura degli adulti italiani sono tra le peggiori al mondo. La percentuale dei 16-65enni italiani con scarse capacit&agrave; di lettura e comprensione di un testo arriva al 28%, contro una media europea che non supera il 15 per cento. Un'ultima posizione condivisa solamente con gli spagnoli (anche loro intorno al 28%), mentre gli altri Paesi restano tutti al di sotto del 20%, con picchi di eccellenza in Norvegia, Repubblica Ceca e Corea, che si assestano su valori vicini al 10 per cento&rdquo;.</em><br>&nbsp;<br>Non mi incoraggiano nemmeno i dati dell&rsquo;AIE (Associazione Italiana Editori):<br>Tra i 4 e i 9 anni, legge il&nbsp;91% dei bambini.<br>Per quanto riguarda i ragazzi&nbsp;tra i 10 e i 14 anni, la percentuale scende all&rsquo;88%&nbsp;e tende ad estinguersi man mano che l&rsquo;et&agrave; avanza.<br>Tra i 45 e i 55 anni&nbsp;leggono il&nbsp;72%&nbsp;degli italiani, per terminare poi con un&nbsp;23% tra i 65 e i 75 anni.<br>I dati delineano un quadro inquietante:&nbsp;6 italiani su 10 non leggono nemmeno un libro all&rsquo;anno!<br>&nbsp;<br>&ldquo;<em>Con la lettura ci si abitua a guardare il mondo con cento occhi, anzich&eacute; con due soli, e a sentire nella propria testa cento pensieri diversi, anzich&eacute; uno solo. Si diventa consapevoli di se stessi e degli altri</em>&rdquo; ha scritto&nbsp;Sebastiano Vassalli.<br>&nbsp;<br>La&nbsp;Svezia&nbsp;&egrave; lo Stato europeo con pi&ugrave; lettori, il&nbsp;90%&nbsp;della popolazione ha letto almeno un libro nell&rsquo;ultimo anno.<br>In&nbsp;Danimarca&nbsp;la percentuale &egrave; l&rsquo;82%. Rapportato a quel 27,5% del Sud Italia, traspare una netta discrepanza.<br>Confrontando i dati europei,&nbsp;l&rsquo;Italia &egrave; sconsolatamente agli ultimi posti:&nbsp;soltanto Cipro, Romania, Grecia e Portogallo occupano posizioni pi&ugrave; basse. Rientrare nel &ldquo;Terzo mondo europeo&rdquo; &egrave; svilente, soprattutto quando balzano all&rsquo;occhio&nbsp;le statistiche dei lettori del Regno Unito (80%), della Germania (79%) e dei Paesi Bassi (86%).<br>&nbsp;<br>Alla luce di ci&ograve;, mi chiedo quante persone saprebbero rispondere a domande basilari come queste:<br><em>&ldquo;Lo sai, dal 1924 al 1946, quante volte si &egrave; votato, in Italia?&rdquo;.</em><br><em>&ldquo;Per cosa si &egrave; andati alle urne, nel 1946? Quali sono stati, i risultati? Che quadro dell&rsquo;Italia ne &egrave; uscito?&rdquo;.</em><br><em>&ldquo;Li conosci, i nomi di almeno tre padri costituenti?".</em><br><em>&ldquo;Come sono state sconfitte, le Brigate Rosse?&rdquo; .&ldquo;E lo pneumococco?&rdquo;.</em><br><em>&ldquo;Quando, e da chi &egrave; stato sottoscritto il Protocollo di Kyoto, contro il surriscaldamento globale del pianeta?&rdquo;.</em><br>&nbsp;<br>Eppure scriviamo nei social, sentenziamo, giudichiamo, critichiamo&hellip; spesso senza la minima cognizione, consapevolezza, conoscenza delle materie, degli argomenti. Lo si definisce anche &ldquo;analfabetismo funzionale&rdquo;.<br>&nbsp;<br>Dev&rsquo;essere davvero squisita, questa torta alla crema-e-frutti-di-bosco. Il profumo che ne promana sa di aromi di montagna, di pino mugo, delle settimane estive, di vacanza e libert&agrave;.<br>Riprendo il porticato, lungo via Boccalerie. Ai passi sul selciato si accompagna adesso una considerazione, che mi gira nella testa. Che questa guerra della pandemia, io, il fornaio e tu, la vinceremo solo assieme. Ancora una volta. Come nel 1946. Come dopo gli anni di piombo del terrorismo, che me li ricordo bene, quelli della mia adolescenza.<br>Con umilt&agrave;, studio, consapevolezza. Con responsabilit&agrave; condivisa. Che anche se i giovani &ldquo;muoiono di meno&rdquo;, a differenza del primo conflitto mondiale, non &egrave; che la vita di un anziano, di tuo nonno o genitore, magari segregato in una casa di riposo, valga qualcosa di inferiore.<br>&nbsp;<br>Cammino, e penso che Il vero nemico non sono le popolazioni che migrano, alla ricerca di posti migliori dove vivere, lavorare, riprodursi. Lo abbiamo fatto tutti. E&rsquo; una legge darwiniana, prima che demografica, economica e politica. Ogni specie vivente si comporta in questo modo. Migrano gli uccelli, migrano i pesci, migrano gli esseri umani. Da sempre. E sempre cos&igrave; sar&agrave;.<br>Penso che il vero nemico &egrave; l&rsquo;incapacit&agrave; di gestire questi fenomeni con intelligenza, lungimiranza, coraggio ed accoglienza produttiva. L&rsquo;illusione di poterli contenere chiudendosi in casa e sbarrando le porte.<br>&nbsp;<br>Penso che Il vero nemico si chiama, ben pi&ugrave; di tutto, corruzione. Malaffare, ruberie, clientelismo, interesse di parte, irresponsabilit&agrave; civica, evasione fiscale, mentalit&agrave; mafiosa, a vari livelli.<br>&nbsp;<br>Cammino, e penso che il vero nemico si chiama ancora - oggi come sempre - ignoranza, ed egoismo.<br>&nbsp;<br>Oh, ma quanto profuma di buono, questa torta?<br>&nbsp;<br>&nbsp;<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;- se &lsquo;l mare fosse de tocio &ndash;</div><hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"><div><div id="643447324846848656" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"><div class="fb-like" data-href="http://www.sitomato.net/blog/la-bottega-del-pan" data-width="" data-layout="button" data-action="like" data-size="small" data-share="true"></div></div></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>